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«Occupazioni? Riti che negano la libertà» Parlano gli studenti che hanno deciso di proseguire le lezioni nonostante tutto: «Poco dibattito e tanta strumentalizzazione Una minoranza non può imporre le sue regole» di Angelo Picariello Occupazioni, istruzioni per l'uso. C'è la Fiat, la riforma della Moratti, e anche se la guerra non è scoppiata - per fortuna -, ce n'è a sufficienza anche quest'anno per non lasciar cadere l'appuntamento, ormai rituale, di fine autunno. Non va come l'anno scorso, con l'11 settembre, ma... Basta andare al sito di «studenti.it», ed ecco la mappa delle occupazioni, come un servizio di pubblica utilità clicchi e trovi quella più vicina a casa tua. Fai-da-te addio: c'è anche il decalogo della buona autogestione: democraticità, programma, discussione aperta e quant'altro. E c'è il dato delle occupazioni: «1800, da non credere!!!». Lo pensano così anche i ragazzi di Gioventù Studentesca. Per loro è proprio da non credere che la storia delle occupazioni stia così, successo a tutto spiano e trionfo della democrazia. E infatti non ci stanno. Si parla di Milano. Dove gli istituti occupati sono saliti a 18, ma si va avanti con stanchezza, pare che neanche i Ds - quest'anno - spingano più di tanto, lo fanno semmai la Cgil e l'asse centri sociali-Rifondazione. Roberto e Francesco sono del liceo "Parini". Lì, in verità è "cogestione". La sera, insomma, si va tutti a casa. «Si è visto Jovanotti, ma di passaggio, ora per mercoledì si parla di Cofferati». Ma chi decide il blocco delle lezioni? «È passata una circolare per le classi, chi vuoi che non firmi per saltare le lezioni?». «E poi truccano i voti», intervengono Annalisa e Giuditta dell'istituto socio-pedagogico "Tenca". Le scene che descrivono non parlano esattamente di impegno o dibattiti: «In tanti si fanno i "cannoni", nell'aria resta una cappa di fumo. La nostra aula poi, che è un ex laboratorio con dei lettini, ora la chiamano "sex area"», il luogo degli incontri intimi, insomma. Ricompaiono anche i picchetti. Matteo e Giacomo sono del "Carducci": «È volato anche qualche spintone, però siamo entrati lo stesso. Ma la preside ci ha criticati, dicendo che siamo antidemocratici». E voi? «Pensiamo esattamente il contrario. Qu el dieci per cento che vuole l'occupazione non può imporre la sua volontà agli altri. Andando anche noi legittimeremmo certi metodi. Gli spazi per discutere davvero ci sarebbero, a patto che li si decida in modo giusto, ad esempio responsabilizzando i rappresentanti di classe». «Invece a occupare restano quattro o cinque, poi la sera arrivano quelli dei centri sociali con i cani a dare manforte. Dopo tutto a dormire a scuola c'è più caldo di un centro sociale...» Al Berchet, raccontano Tommaso e Francesco, è spuntato anche un tatze-bao. Il titolo c'è, «la libertà occupata». La firma, non ancora: «Perché tanti ragazzi ci hanno aiutato a scriverlo, la pensano come noi. E ora firmarlo "Gs" sarebbe poco rispettoso per loro». Roberto e Francesco sono del "Parini": «Anche noi vogliamo spazi di dibattito ma senza che una parte faccia violenza a un'altra, e senza picchetti e occupazioni. Non c'è bisogno di chiudere la scuola per sentirsi liberi».
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