D’Agostino: «Non è accanimento terapeutico ma semplice
assistenza a persone che hanno bisogno». L’incredibile
risveglio di Crisafulli, cui il fratello aveva
minacciato di staccare il sondino

Coma, «mai in Italia
un caso Terri Schiavo»
Il Comitato nazionale di bioetica ha approvato un
documento in cui sostiene che «alimentazione artificiale
e idratazione» non possono essere sospesi. Intanto
Salvatore, uscito dal coma a luglio, oggi parla: ero
cosciente, sentivo tutto
Da Avvenire del 5 ottobre 2005 Lucia Bellaspiga
In Italia non dovrà mai esserci una Terry Schiavo.
Nessuno, insomma, dovrà avere il potere di negare cibo e
acqua alle persone in stato vegetativo persistente: ieri
il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) ha approvato a
larga maggioranza un documento in cui esprime "un no
deciso alla sospensione di alimentazione artificiale e
di idratazione" a tali pazienti, che - va ricordato -
hanno funzioni vitali normali e respirano autonomamente,
pur non essendo coscienti. Per intenderci, come
dormissero.
«Il punto - ha sottolineato il presidente del Cnb,
Francesco D'Agostino - è valutare se tali pratiche
possano, in alcuni casi, configurarsi come accanimento
terapeutico», dubbio lecito di fronte a persone che
vegetano anche per decenni e per le quali a volte le
stesse famiglie, stremate da solitudine e mancanza di
sostegni, chiedono di staccare il sondino. Ma la
risposta del Comitato è che «poiché possono essere
alimentati e idratati anche dai familiari, non
necessariamente in ospedale», dar loro il cibo e l'acqua
necessari per vivere «non è da considerarsi un atto
medico ma una assistenza di base che, come tale, non può
configurarsi come accanimento terapeutico».
Un parere condiviso dal sottosegretario alla Salute,
Domenico Di Virgilio (che tra l'altro proprio l'altroieri
aveva avviato la prima commissione creata in Italia dal
ministero per sottoporre il problema del coma a 15
massimi esperti in rianimazione e "risvegli"). Anche per
il sottosegretario «alimentazione e idratazione non sono
terapie», visto che si tratta di non far morire di fame
e di sete persone che di per sé «non sono coscienti ma
vivono senza l'ausilio di macchine». Sulla medesima
questione, comunque, si esprimerà entro due mesi anche
la neo-commissione ministeriale, che per il momento sta
ancora orientandosi in un fenomeno purtroppo tanto vasto
quanto sconosciuto in Italia, dove fino a oggi non solo
non si era mai fatto un reale censimento dei casi
(sarebbero 1.500), ma soprattutto non si è mai r isolto
il problema di pazienti che nessun ospedale ospita oltre
un certo tempo ma che nessuna famiglia, pur
dissanguandosi, può sostenere da sola.
Soddisfatto per il documento approvato dal Cnb anche
Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le
politiche della famiglia e presidente della consulta
etico-religiosa del partito: «Ricordo che ben il 33% di
loro riesce a svegliarsi. E questi, una volta tornati
dal coma profondo o da stati vegetativi persistenti,
ringraziano parenti e medici per aver continuato a
tenerli in vita». «Allo stesso tempo però - ha detto -
di questi malati non si devono fare carico solo le
famiglie».
Proprio per questo mesi fa era apparso in tv Pietro
Crisafulli, fratello di Salvatore, giovane catanese in
stato vegetativo da due anni: Pietro aveva minacciato di
staccargli il sondino se lo Stato non si fosse occupato
del loro caso. Tutta la famiglia, infatti, fratelli e
cognate compresi, aveva lasciato il lavoro per seguire
Salvatore, padre di 4 figli, incosciente dall'11
settembre 2003, quando in Vespa si era scontrato con un
furgone. Da quel giorno gli ospedali, dandolo per
irrecuperabile, se lo erano rimbalzati, finché ad Arezzo
a luglio (un anno e mezzo dopo l'incidente) la
testardaggine di medici che non lo volevano dare per
perso ne ha provocato il "risveglio". Il caso è arrivato
in tv e solo allora le istituzioni se ne sono fatte
carico, assicurando al paziente quelle cure cui tutti
avrebbero diritto. E i risultati, guarda caso, non si
sono fatti attendere: Salvatore prima ha mosso il
braccio destro, poi ha girato la testa, ora ha compiuto
il miracolo, ha ripreso a parlare. «La prima parola che
ha detto è stata mamma», racconta la madre, 63 anni, che
non lo lascia un istante. Dal letto Salvatore la guarda
e sorride.
È stato lui, per bocca a sua, ad assicurare: «Mentre ero
in coma capivo e sentivo tutto. Anche i medici che
dicevano che io non ero cosciente».
www.11settembrecrisafulli.com/