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ASSOCIAZIONISMO SOCIALE
Una grande ricchezza
 

Un Paese dove l'associazionismo torna ai livelli più alti e il volontariato è in netta ripresa. Ma anche un'Italia che, su questi aspetti, appare divisa in quattro. È quanto emerge dall'VIII Rapporto sull'associazionismo sociale promosso dall'Iref (Istituto di ricerche educative e formative delle Acli), presentato a Milano il 26 novembre. Il Rapporto è stato realizzato nel novembre 2002 mediante interviste condotte da Eurisko su un campione rappresentativo di 1.000 cittadini italiani.

L'identikit dell'iscritto ad associazioni sociali. Dal Rapporto emerge che "si va riducendo la forbice tra gli 'iscritti uomini' rispetto alle donne": se nel 1991 si era in presenza di una differenza di oltre 20 punti percentuali, tale gap si riduce, nell'indagine del 2002, a circa 13 punti. Si nota una crescita da parte dei giovanissimi (+ 2,8%) un andamento costante nel tasso di adesione dei giovani (25-34 anni) e dei giovani-adulti (35-44 anni), un calo degli adulti (45-54 anni) e degli adulti-anziani (55-64 anni) e una crescita consistente degli anziani (65 anni e oltre). Crescono in termini di adesione coloro in possesso di titoli di studio bassi (elementari e medie) rispettivamente di 8 e 11%. Scendono i diplomati (- 15%) e i laureati (- 4%). Per quanto riguarda la condizione occupazionale: si registra un riavvicinamento del tasso di adesione tra coloro che si trovano in posizione professionale attiva (che pur rimanendo maggioritari diminuiscono di oltre il 7%), rispetto a quanti (studenti, disoccupati, casalinghe…) non lo sono ancora o non lo sono più.

La ripresa del volontariato. "Il sottile filo della responsabilità civica": questo il titolo del Rapporto. Un "filo" sottile, ma resistente, se si considerano i dati principali dell'indagine: anzitutto, la ripresa del volontariato che si posiziona a livelli pari al 15% della popolazione coinvolta, ritornando sui valori degli anni '80 con una tenuta dell'associazionismo organizzato (Terzo settore) che continua a essere il maggior bacino di reclutamento dei volontari. Un volontario che è, tuttavia, nel terzo millennio, "nuovo" e "informale", contraddistinto dall'impegno soprattutto nelle parrocchie (per il 28%, il 9% in più rispetto al 1999), ma anche dall'aumento dell'azione volontaria individuale praticata dal 20% degli intervistati, rispetto al 17,5% nel 1999. Ed è, in questo contesto, che si evidenzia un'altra caratteristica importante, quella dei comportamenti socialmente responsabili, sottolineati nella scelta della filantropia e delle donazioni (49,1%), del consumo critico (39,8%), del commercio equo e solidale (57,2%), di stili di vita sobri (36,9%), del turismo responsabile (7 per mille). In aumento anche gli interessati al risparmio e all'investimento etico (2,7%), pur rimanendo ancora troppo pochi coloro che lo praticano (4 per mille).

Il ritorno alla piazza. Un terzo cambiamento è quello che interessa il cosiddetto "ritorno alla piazza": circa un quinto del campione (21,8%) ha dichiarato di aver preso parte ad almeno una di tali forme di rivendicazione di gruppo con un significativo "risveglio" delle classi medio-alte. Da qui un quarto elemento: l'associazionismo non è più alternativo alla partecipazione politica (come era negli anni '90). In questo contesto, esistono "quattro Italie": quella dell'estraneità (47,1%), quella della delega (22,2%), quella della adesione (14,9%) e quella dell'impegno (15,8%).

L'associazionismo e il territorio. Differenze profonde che si confermano anche in rapporto alla quinta realtà emersa: il peso dell'associazionismo a livello territoriale, con la divisone del Paese in quattro gruppi: le regioni bloccate (la quasi totalità del Sud); le regioni in crescita (Marche, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Sardegna); quelle in consolidamento (Veneto, Toscana e Piemonte) e le "virtuose" (Lombardia ed Emilia Romagna). A queste, vanno aggiunte le regioni "in bilico" come il Lazio e le "soddisfatte ma statiche" (Valle d'Aosta e soprattutto il Trentino Alto Adige).

Un modello in trasformazione. "Questi dati parlano di una trasformazione del modello dell'associazionismo": ha commentato Luigi Bobba, presidente nazionale delle Acli e dell'Iref, che ha spiegato: "indubbiamente c'è una ripresa dell'azione volontaria, anche se il volontariato di oggi si presenta con caratteri inediti, essendo 'più personale' e non riuscendo sempre a essere intercettato dalle reti tradizionali della solidarietà. In ogni caso, un associazionismo che trova maggiore ascolto nelle reti microsociali e, infatti, è ancora la parrocchia a fare da un catalizzatore". Concorde con questa analisi Raffaello Vignali, presidente nazionale della "Compagnia delle opere", che ha detto: "l'associazionismo è realtà viva e vale la pena investirvi. Una persona che si associa per risolvere e aiutare gli altri è la più grande ricchezza di questo Paese".

 

 

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