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SOCIETÀ E STATO Chi vive al Sud deve affrontare i disagi più gravi. Ai single, che rappresentano il 9% della popolazione, arriva il 14% del reddito del Paese. La necessità di eque politiche fiscali Famiglie numerose. Più siamo, peggio stiamo: una condanna per gli italiani Da Avvenire del 6 ottobre 2005 Pier Luigi Fornari Arriva un'altra autorevole conferma della necessità di uno shock fiscale che introduca un equo trattamento delle famiglie con figli, basato su una vera sussidiarietà. È il risultato di un'indagine dell'Unioncamere, effettuata dal prestigioso Istituto Tagliacarne, sui livelli di reddito disponibile delle famiglia secondo la loro ampiezza. La ricerca riporta anche il dato sulle convivenze conteggiate nell'ultimo censimento: 46.899. «L'evidenza empirica - afferma l'indagine - mostra una significativa correlazione inversa tra il livello del reddito e l'ampiezza dei nuclei familiari: all'aumentare delle dimensioni di questi ultimi tende a ridursi in misura più che proporzionale il reddito disponibile pro capite». Una diminuzione che in termini di benessere economico è solo parzialmente controbilanciata dal fatto che le spese non aumentano con lo stesso ritmo dell'ampliamento del nucleo. La difficoltà delle famiglie numerose «trova conferma in numerosi studi e indagini, dai quali si evince che le famiglie che versano in condizioni di povertà e di disagio sono prevalentemente costituite da nuclei con almeno cinque componenti». Tutto ciò a dispetto dell'articolo 31 della Costituzione che impegna la Repubblica ad agevolare economicamente in modo particolare proprio le famiglie numerose. La ricerca, articolata provincia per provincia, mostra anche un rilevante gap tra Centronord e Mezzogiorno, dove la difficoltà dei nuclei più ampi diviene drammatica. Anche se i ricercatori non mancano di segnalare che il livello dei prezzi, e quindi il potere d'acquisto effettivo, può variare da una zona all'altra. Dunque, la politica familiare è chiamata in causa. Infatti il reddito disponibile è essenzialmente l'effetto di due fattori: le entrate delle famiglie e gli effetti prodotti dal sistema fiscale e assistenziale. È chiaro che nella media tra vari livelli di reddito interni alla singola classe di famiglie, il primo fattore tende a bilanciarsi; mentre resta in evidenza il secondo. La ricerca si proponeva esplicitamente di «verificare il grado di equità del sistema fiscale riguardo alle categorie che si trovano ai margini della graduatoria (cioè le famiglie con 5 più componenti)». L'imposizione è tarata sulle entrate individuali che spesso corrispondono all'intero reddito familiare, mentre è quello pro capite ad esprimere più correttamente le condizioni di vita. Viene esemplificata infatti la situazione privilegiata dei cosiddetti dinks, (double income, no kids: due redditi nessun figlio), premiati dal sistema fiscale, a confronto con i nuclei numerosi con un solo coniuge attivo. La situazione è «quasi interamente al di fuori del raggio di azione del welfare tradizionale» quando l'occupazione è precaria o irregolare. Sono, dunque, le famiglie numerose le grandi dimenticate. Perché l'effetto positivo dei trasferimenti dello Stato risulta nell'indagine solo per le famiglie composte da 2 e, ancor più, da 4 membri, ma scompare quando si passa a nuclei più ampi. Da notare poi la sproporzione tra la percentuale di popolazione rappresentata e quella del reddito totale disponibile. Ai single, che rappresentano il 9,5% della popolazione, arriva il 14,3% del reddito totale. Favorite anche in media le famiglie di due persone, che costituiscono il 20,7% della popolazione ma detengono il 25,7% del reddito. Lo squilibrio in senso inverso si manifesta a partire dei quattro componenti: 29% della popolazione e 24,3% del reddito. Del tutto sbilanciata la situazione dei nuclei con cinque o più membri: 16% rispetto al 9% del reddito. Nel confronto dettagliato tra le province emerge nettamente la distanza del Mezzogiorno rispetto al Centronord. Bolzano, Milano e Modena si contendono il primo posto nelle graduatorie di ricchezza delle diverse composizioni familiari. Mentre le province del Sud occupano sempre gli ultimi posti. Ma in tutte le province è una costante l'emarginazione delle famiglie numerose a livello di reddito procapite. Nel Sud è del 56,5% rispetto al single dello stesso territorio, nel Centronord del 53,5%. Il fanalino di coda è sempre drammaticamente occupato da Crotone, di poco preceduta da altre province del Sud. Con 6.127 euro all'anno la famiglia numerosa della provincia calabrese ha un reddito medio procapite nettamente al di sotto della soglia di sussistenza, e inferiore di quasi cinque volte rispetto al single di Bolzano. Ma anche la famiglia numerosa di Milano, prima in graduatoria, ha un reddito procapite di 13 mila euro del 13% inferiore al reddito medio procapite su base nazionale (15mila euro). «Le famiglie sono in difficoltà, serve un nuovo Welfare - commenta il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli -. Cresce la distanza tra le due Italie, quella del benessere e quella in difficoltà, dove si contano soprattutto le famiglie numerose e del Mezzogiorno. La distanza tra i redditi familiari chiede alle istituzioni un supplemento di responsabilità». Sulle famiglie si stanno scaricando costi legati all'assistenza, dunque a giudizio di Sangalli, il Welfare «va rivisto senza, certo, riproporre uno stato assistenziale, ma piuttosto lo stato liberale della sussidiarietà». |
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