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COPPIE DI FATTO


Il cardinale Salvatore De Giorgi dedica l’avvio dell’anno pastorale al tema scottante delle politiche familiari La diocesi palermitana prende ad esempio l’esperienza di don Puglisi

«Danneggiare la famiglia ferisce tutta la società»

Per l’arcivescovo di Palermo «in dieci anni la situazione della libertà anarchica si è aggravata»

Da Palermo
Alessandra Turrisi da Avvenire del 16 settembre 2005

La Chiesa di Palermo si schiera in difesa della famiglia, quella fondata sul matrimonio, come prevede la Costituzione italiana. Il cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo della diocesi siciliana, sceglie la celebrazione di apertura dell'anno pastorale, dedicata al dodicesimo anniversario della morte di don Giuseppe Puglisi, per entrare nel vivo del dibattito nazionale sulle coppie di fatto. «Il nuovo anno pastorale impegna la nostra Chiesa, in sintonia con tutte le Chiese d'Italia, a proseguire nel cammino di riscoperta del volto missionario delle nostre parrocchie in un mondo che cambia - spiega nell'omelia -. Quest'anno intendiamo riscoprire il luogo primario da cui ripartire, per ridare slancio missionario alle nostre parrocchie, e questo è la famiglia. Era stato già notato nel Convegno di Palermo di dieci anni fa: "La mentalità individualista e refrattaria agli impegni duraturi incide sulla diminuzione dei matrimoni, sull'alto numero delle separazioni, dei divorzi e delle convivenze di fatto. Il soggettivismo, incurante della verità e dei valori oggettivi, porta a giustificare l'aborto e ne facilita la diffusione; misconosce la stessa famiglia come realtà radicata nella nostra natura e la riduce a mutevole prodotto culturale"» aggiunge citando il documento «Con il dono della carità dentro la storia».
«Ma a dieci anni di distanza, la situazione si è aggravata - continua l'arcivescovo -. Lo ha riconosciuto recentemente anche il Papa Benedetto XVI, nel discorso all'apertura del Convegno ecclesiale di Roma su famiglia e comunità cristiana, affermando fra l'altro che "le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il matrimonio di prova, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell'uomo"».
Giovanni Paolo II «ha difeso strenuamente l'identità, la soggettività ecclesiale e sociale della famiglia - continua -, esortando tutte le comunità ecclesiali all'impegno di evangelizzare, celebrare e servire il Vangelo del matrimonio e della famiglia».
Da qui l'impegno in diocesi «alla luce della Parola di Dio e del Magistero della Chiesa, riprendendo in modo particolare il Direttorio di pastorale familiare della Cei che ne costituisce una sintesi preziosa e completa, a livello di dottrina e di prassi. Si tratta ora di contestualizzarne i contenuti, le indicazioni e le norme nella nostra situazione diocesana. E questo è l'obiettivo dell'assemblea generale che si apre».
Il cardinale De Giorgi invita tutti a collaborare col Signore «attraverso la preghiera, lo studio, il dialogo fraterno per individuare le vie migliori perché le nostre parrocchie diventino sempre più missionarie a partire dalle famiglie. Non è un impresa facile in un contesto socio-culturale come il nostro, nel quale il relativismo etico diffuso e il permissivismo ideologico di certi legislatori finiscono per offuscare la vera identità della famiglia che anche la nostra Carta Costituzionale riconosce fondata sul matrimonio. Si dimentica che il danno inferto alla famiglia si riversa inesorabilmente sulla società, della quale la famiglia è la cellula fondamentale, a danno soprattutto dei figli, prime vittime di ogni dissesto familiare. Tuttavia - aggiunge -, non dobbiamo scoraggiarci per questo. Non solo perché la maggior parte delle nostre famiglie sono ancora sane e costituiscono, perciò, il segno più concreto della speranza. Ma anche perché le famiglie in difficoltà ci stimolano a un rinnovato e più concorde impegno pastorale di testimonianza, di annunzio, di preghiera, di accompagnamento solidale e sincero».
Un esempio in questo senso viene dallo storia di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia: «Emerge il suo forte impegno per imprimere alle comunità a lui affidate un'impronta decisamente missionaria, attraverso una evangelizzazione costante e capillare e un'apertura a tutto campo alle istan ze del territorio». L'assemblea pastorale continuerà nelle prossime settimane. Le conclusioni saranno presentate il 14 ottobre.

 

 

 

 

 

FAMIGLIA SOTTO ASSEDIO
 

La discussione parlamentare sui progetti di legge per introdurre nel nostro Paese un istituto simile a quello francese (il cosiddetto PACS) è stata avviata nel luglio 2004, ma difficilmente si concluderà entro la fine della legislatura

Da quattordici che erano, sono rimasti solo sei testi all’esame della commissione Giustizia della Camera: solo due menzionano esplicitamente gli omosessuali, ma gli altri non li escludono



È già in esame in Parlamento la proposta che corrisponde al progetto di Prodi di introdurre anche in Italia la disciplina dei Pacs, ma è assai improbabile che faccia passi avanti significativi in questa legislatura. È l'articolato che reca la prima firma di Franco Grillini, sottoscritto da 161 deputati dell'Unione, con i nomi di tutti i big, ad eccezione di Francesco Rutelli e Clemente Mastella. Una proposta fotocopia è stata presentata al Senato da Gavino Angius, lo scorso 7 luglio, firmata da altri 49 senatori.
L'esame delle proposte di legge sulle unioni di fatto era iniziata in commissione Giustizia alla Camera l'8 luglio del 2004. L'avvio della discussione era stato accelerato dalla decisione del gruppo diessino di far ricorso al norma del regolamento che prevede che il 25 per cento delle proposte di legge venga riservato all'opposizione. L'8 luglio il relatore Giuliano Pisapia (Prc) si era limitato a iniziare la relazione generale, termina nella seduta del 20, delineando tre situazioni per le quali si prevedono, nelle varie proposte, interventi legislativi: coppie eterosessuali che non intendono legarsi al vincolo del matrimonio; persone che, per ragioni di età o di salute o di indigenza, decidono di vivere insieme per prestarsi mutua assistenza, ed infine coppie omosessuali, che convivono. In quella sede il ds Franco Grillini aveva proposto un'indagine conoscitiva, nella convinzione che quello delle unioni di fatto sia un fenomeno in forte crescita. Il presidente onorario dell'Acigay, aveva inoltre richiesto alla commissione di concetrarsi sulle proposte mirate al pacs.
Ed infatti all'inizio le proposte presentate alla Camera erano 13: due avevano come primo firmatario la Bellillo (Pdci), una Pecoraro Scanio (Verdi), una Soda (ds), tre Grillini (Ds), una Titti De Simone (Prc), una la Mussolini (As), una la Mussolini insieme alla Turco (Ds), una Buemi (Sdi), una Rivolta (Fi), e infine una era la proposta di legge d'iniziativa del Consiglio regional e della Toscana. Ad esse nella seduta del 27 luglio dello scorso anno era stata abbinata anche la proposta della Moroni (Nuovo Psi). Di queste, sette menzionano esplicitamente il riconoscimento delle unioni dello stesso sesso, mentre le altre non lo escludono. Ma nella stessa seduta del 27 luglio si decise di proseguire l'esame solo su sei progetti di legge che si occupano specificamente del pacs. Sono state perciò disabbinate le altre otto proposte che mirano ad «estendere l'istituto del matrimonio anche alle coppie omosessuali o comunque a modificare sostanzialmente il diritto di famiglia». Sono rimaste quindi all'esame della commissione le proposte che si limitano al pacs: quelle di Bellillo, Grillini, Rivolta, Buemi, Moroni, e quella del Consiglio reginale della Toscana. Di queste solo quella di Grillini e della Moroni menzionano esplicitamente l'estensione agli omosessuali dei pacs, ma le altre non la escludono.
L'indagine conoscitiva richiesta da Grillini è andata avanti a rilento. Il 18 gennaio è stato ascoltato Raffaele Torino, docente di diritto comparato presso l'Università degli Studi Roma Tre, il 16 giugno Francesco Busnelli, professore di diritto privato presso la Scuola superiore S. Anna di Pisa. Il 22 Marina Marino, presidente dell'associazione nazionale avvocati matrimonialisti. Il 21 luglio Stefano Rodotà, ordinario di diritto civile alla Sapienza di Roma. Il primo adempimento della commissione dovrebbe essere quello di redigere un testo unificato, ma prima si deve concludere l'indagine conoscitiva. Non si sa quando, perché non sono state ancora definite le altre audizioni.

 

Da Avvenire del 13 settembre 2005 Pier Luigi Fornari

 

 

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«L'unico modello previsto dalla Carta maestra»


Giacobbe (Lumsa):ipotizzabili solo contratti privati che non si fondino su legami affettivi, ma su rapporti patrimoniali di mutua assistenza

 

Da "Avvenire" del 20 settembre 2005  Pier Luigi Fornari

«L'articolo 29 della Costituzione preclude qualsiasi altro modello di famiglia». Il professor Giovanni Giacobbe, preside della Facoltà di Giurisprudenza della Lumsa, prende spunto dalla parte della prolusione del cardinale Camillo Ruini dedicata al tema delle unioni di fatto, per riaffermare questo presupposto fondamentale. «Nel dibattito corrente si omette l'articolo 29, che invece il cardinale cita - spiega il docente -, con quella norma la nostra Carta fondamentale recepisce un modello di famiglia, e cioè la società naturale fondata sul matrimonio».
Questo cosa implica?
La Costituzione, che è rigida, non può cioè essere modificata dal legislatore ordinario, garantisce solo tale famiglia. Perciò il legislatore non può né direttamente né indirettamente creare modelli alternativi.
Il pacs, dice Ruini, sarebbe un «piccolo matrimonio».
Sarebbe infatti la realizzazione di un tipo di famiglia parallelo alla famiglia fondata sul matrimonio, con alcune limitazioni. Quindi in sostanza si creerebbero due modelli di famiglia.
Il cardinale indica la via del diritto comune per regolare eventuali situazioni di bisogno.
Si tratterebbe di tutelare rapporti esclusivamente patrimoniali, rispetto ai quali la convivenza non è il presupposto, ma lo strumento. In tal modo si possono ipotizzare contratti di diritto privato da inserire nel quarto libro del Codice civile, attraverso i quali due o più soggetti intendano stabilire tra loro rapporti di diritto e obblighi reciproci, ad esempio di mantenimento, di mutua assistenza o di altro genere. Essi non avrebbero fondamento nella convivenza - quindi non è rilevante se si tratti di persone di diverso o dello stesso sesso - ma la convivenza sarebbe solo un modo per assicurare la tutela di questi interessi.
E le pensioni di reversibilità previste in alcune proposte?
Non sono ipotizzabili, perché sarebbero rapporti di diritto pubblico che non sono disponibili a pattuizioni private. Non si possono nemmeno configurare rapporti successori, se non limitati alla sola quota disponibile, a condizione che non venga lesa la successione degli eredi legittimari e legittimi.
Questo tipo di rapporti non implicano l'unione affettivo-sessuale?
Dovrebbe essere escluso che il rapporto affettivo-sessuale sia l'elemento fondante. Si tratterrebbe di un rapporto esclusivamente di solidarietà. In ipotesi astratta due fratelli potrebbero stabilire un contratto di questo genere per assicurarsi l'obbligo reciproco di mantenimento e di assistenza, e coabitare solo per questo motivo.
La differenza essenziale?
Il pacs è un modo di disciplinare gli effetti che derivano da una convivenza fondata sul legame affettivo-sessuale, questi contratti di diritto esclusivamente privato, invece, hanno come fondamento l'esigenza di una solidarietà intersoggettiva. Sarebbero contratti di durata indeterminata ma risolubili, una tipologia da configurare nel Codice civile.
Intanto il dettato costituzionale sulla famiglia è rimasto lettera morta.
Infatti non è attuato l'articolo 31 che prevede che la Repubblica agevoli con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Ma come si può tutelare l'eventuale prole delle coppie di fatto?
Già oggi i figli nati al di fuori del matrimonio hanno una tutela ampia sotto ogni profilo, che sostanzialmente li assimila agli altri. L'articolo 317 bis del Codice civile disciplina espressamente la loro condizione quando i genitori siano conviventi.
Un altro argomento usato a sostegno dei pacs è il superamento delle discriminazione degli omosessuali.
Non è così. La discriminazione vi sarebbe se vi fossero delle norme limitative delle persone omosessuali, ma il matrimonio è un istituto che secondo il modello stabilito dalla Costituzione, secondo la natura e una tradizione bimillenaria, attiene al rapporto tra un uomo e una donna. Ruffini, un giurista dell'Ottocento, evidenziò che l'uguaglianza non significa trattare tutti allo stesso modo, ma trattare ciascuno secondo le sue caratteristiche.
 

 

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