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Come deve essere una politica per la famiglia a livello locale

Memo per il gruppo di lavoro su welfare

 

A cura di Francesco Belletti - 14 maggio 2002

 

Indice

  1. Criteri orientativi

    1.1 Quali politiche per quale società

    1.2 Sussidiarietà : un criterio essenziale per le politiche per la famiglia

    1.3 Solidarietà : un principio promozionale per il protagonismo di ogni famiglia

  2. La soggettività sociale della famiglia

    2.1 Quale famiglia

    2.2 L’associazionismo familiare

  3. Le azioni concrete

    3.1 Politiche tariffarie

    3.2 Casa e spazi urbani

    3.3 Tempi sociali e tempi per la famiglia

    3.4 Sostegno alla genitorialità: maternità e non solo…

    3.5 Servizi di cura

    3.6 Auto-aiuto, sostegno alle famiglie e tra famiglie, associazionismo

1. Criteri orientativi

 

1.1 Quali politiche per quale società

Criterio ispiratore fondativo per il presente documento è l’idea che la qualità e il livello di benessere di una collettività sono determinati dal grado di pro-socialità (orientamento al bene comune) che viene realizzato, sia a livello micro che a livello macro sociale. In altri termini una società è tanto più progredita e sviluppata quanto più le persone individualmente e gli attori sociali collettivamente agiscono per promuovere e perseguire un bene comune, un progetto condiviso al cui interno possa poi trovare adeguata collocazione (e limitazione) anche il benessere di ciascuno. In questo senso i criteri successivi (sussidiarietà e solidarietà) costituiscono "guida e orientamento" per l’agire sociale, nonché "strumenti di valutazione" del grado di pro-socialità delle singole azioni e scelte individuali e collettive.

Occorre peraltro integrare questi criteri con il riconoscimento della rilevanza sociale della famiglia, intesa come ambito di mediazione tra individuo e società, come spazio privilegiato dell’agire  libero delle persone, come elemento costituivo di base della società (cellula fondamentale), come primo spazio in cui sperimentare l’inevitabile (e possibile) equilibrio tra libertà individuale e bene comune.

 

1.2 Sussidiarietà: un criterio essenziale per qualificare per le politiche per la famiglia

Riferirsi al principio di sussidiarietà significa che occorre ripartire dalla soggettività, dal protagonismo della famiglia. Quindi non interventi assistenziali, ma interventi che garantiscano questa "sequenza":

riconoscere

sostenere

promuovere/favorire

aiutare concretamente

senza sostituirsi ad essa in nome dell’aiuto dato.

Occorre cioè riconoscere la famiglia come soggetto competente a :

a. valutare, farsi carico e dare delle risposte,

b. saper mettere in gioco le proprie risorse e gestire quelle rese disponibili da altri soggetti, attivandole o da riattivare,

c. essere partner degli interventi e non destinatario passivo.

 

1.3 Solidarietà: un principio promozionale per il protagonismo di ogni famiglia

Il riferimento al principio di solidarietà significa, a sua volta, riproporre la necessità di garantire anche quelle situazioni che non riescono a farsi risorsa a se stesse, che non sono in grado di far fronte alle sfide, ai bisogni, ai deficit eventualmente insorgenti. E’ cioè necessario, secondo il principio di solidarietà, che la collettività si faccia carico dei propri membri più deboli, senza tuttavia rinunciare al loro protagonismo, pena l’attivazione di politiche solo assistenziali, che vedono le persone o le famiglie in difficoltà solo come destinatari passivi (assistenzialismo).

Questa accezione di solidarietà deve tuttavia essere strettamente collegata al principio di sussidiarietà; solo da tale connessione, infatti emerge un "principio di responsabilità diffusa" rispetto al bene comune, che chiama in causa tutti, sia gli individui (attivati dalla sussidiarietà), sia la collettività (attivata dalla solidarietà).

Il prospetto seguente può esplicitare le "interazioni virtuose" tra i due principi, che si instaurano solo nel quadrante D.

 

   

SUSSIDIARIETA’

   

ASSENZA

PRESENZA

SOLIDARIETA

ASSENZA

La famiglia dipende da supporti esterni, che però non sono di responsabilità della collettività (assistenziale, basato sulla beneficienza privata)

A 

Responsabilizzazione delle famiglie, lasciate con scarsi supporti dalla società

(auto-aiuto familista individualista)

B

PRESENZA

Forte intervento sociale su cittadini che ricevono passivamente i servizi

(approccio assistenziale basato sull’intervento pubblico, con famiglie passive)

 

C

Famiglie attive di fronte ai propri bisogni, in un sistema in cui la società ha come obiettivo eplicito il sostegno ai propri membri deboli

(cittadinanza attiva)

 

D

  1. La soggettività sociale della famiglia

     

    1. Quale famiglia

Le politiche familiari devono essere indirizzate alla "famiglia in quanto tale", e non a famiglie con problemi; solo in tal modo infatti le politiche familiari sapranno promuovere la famiglia come "cellula fondamentale della società", valorizzandola e sostenendola anche in ottica promozionale e preventiva, senza definire i destinatari seocndo "categorie di bisogno" (le famiglie con membri con handicap, le famiglie povere, ecc.).

Si rende però necessario esplicitare che si fa qui riferimento alla "famiglia fondata sul matrimonio" (art. 29 della Costituzione), che cioè stringe con la società, con la collettività un vero e proprio patto, assumendosi responsabilità esplicite di natura pubblica, sociale, e costruendo così un legame caratterizzato da diritti e doveri. Questa è la famiglia che deve essere considerata destinataria delle attenzioni e delle scelte propriamente di "politica familiare locale" (così come a livello nazionale, peraltro). Ciò non vuol dire che non debbano essere attuati altri interventi su situazioni specifiche di difficoltà sociale (figli delle coppie di fatto, diritti degli individui nelle unioni libere, ecc.…), ma che questi devono essere ridefiniti e presi in carico all’interno del quadro della "tutela dei diritti individuali".

 

2.2 L’associazionismo familiare

Il protagonismo delle famiglie non si esaurisce nella capacità della singola famiglia di attivarsi in risposta ai propri bisogni o a quelli di altre persone in stato di bisogno (come ad esempio nelle esperienze di affido eterofamiliare), ma si esplica anche nella capacità di associarsi per diventare soggetto collettivo, capace di realizzare servizi, svolgere attività di sensibilizzazione, fomrazione, auot-aiuto, pressione e partecipazione politica. In questo senso diventa decisivo il ruolo delle associazioni familiari, di quella parte originale del mondo associativo e del terzo settore che si mobilita non solo per motivazioni e azioni individuali, ma che trova nella famiglia origine e/o destinatario della propria azione.

Una politica a livello locale per le famiglie dovrà quindi necessariamente prevedere spazi di consultazione, di ascolto e di sostegno per l’associazionismo familiare.

 

3. Le azioni concrete

Le amministrazioni locali possono attivare iniziative di politica familiare di varia natura; si possono qui individuare i seguenti "ambiti di interesse":

Politiche tariffarie
Casa e spazi urbani
Tempi sociali e tempi per la famiglia
Sostegno alla genitorialità: maternità e non solo…
Servizi di cura
Auto-aiuto, aiuto tra famiglie, associazionismo

Per ciascun ambito si propone una esemplificazione (non esaustiva) di possibili azioni operative.

    1. Politiche tariffarie

 

Indice d’equità familiare, che permetta di ripartire i carichi impositivi e tariffari fra le famiglie, non solo in senso verticale (per classi di reddito), ma anche in senso orizzontale (tra nuclei familiari più "pesanti" e altri meno gravosi dal punto di vista della struttura dei bisogni). Uno strumento, quindi, che non serva soltanto per fare "sconti" alle famiglie più povere (come fa l’ISE), ma per stabilire delle quote contributive eque per e fra tutte le famiglie ;
agevolazioni fiscali e tariffarie e riduzioni dell’aliquota ICI per la prima casa, rivolte alle famiglie con specifiche responsabilità di cura, e comunque parametrati sui carichi familiari (vedi punto precedente)
Nei servizi scolastici (nido, mensa, servizi di trasporto, ecc.), si preveda e, quando già c’è si aumenti, lo sconto per le pluri-utenze;
Per il pagamento delle tasse sui rifiuti, gas ed acqua, si creino tariffe ad hoc per le famiglie, o quanto meno si applichino le tariffe relative alle "comunità" per i nuclei con più di cinque componenti.

 

3.2 Casa e spazi urbani

Destinazione di un capitolo di spesa specifico dei bilanci comunali per l’erogazione di buoni casa o di contributi in conto interessi alle giovani coppie (con matrimonio contratto nei due anni precedenti o da contrarre entro un anno) che intendano acquistare la prima casa (riservando questo aiuto a coppie sotto un certo reddito);
Prevedere agevolazioni (in materia d’oneri d’urbanizzazione e di costo delle aree) per chi costruisce riservando una quota d’alloggi da destinare alla locazione o alla "futura vendita" a favore di giovani coppie;
individuare aree edificabili per sperimentare progetti di "comprensori-famiglia", elaborati da cooperative familiari, in cui vengano predisposte abitazioni che tengano conto degli spazi necessari ad una famiglia che cresce, o ad una famiglia allargata, che si prenda cura dei genitori o parenti anziani;
Progetti relativi alla qualità ed alla sicurezza dell’abitare urbano, soprattutto in relazione alla possibilità, da parte di bambini, giovani e anziani, di avere spazi per l’incontro e il gioco, senza incorrere in gravi rischi in ordine alla loro sicurezza o ad altri rischi.

 

3.3 Tempi sociali e tempi per la famiglia

La questione dei tempi si articola su due direttrici:

  1. organizzazione/compatibilità dei tempi di famiglia, lavoro, servizi (cfr. seconda parte legge 53/2000 ; per la promozione della maternità, vedi punto 3.4);
  2. gestione del tempo libero (per la famiglia e dentro la famiglia nei suoi compiti educativi).

Agevolazioni varie a quelle imprese che assumano donne con figli o che, presumibilmente, pensino d’avere figli (come le giovani sposate da poco o intenzionate a fondare una famiglia);
erogazione di assegni di cura e altri interventi a sostegno della maternità e della paternità responsabile;
un contributo mensile per la permanenza in casa dei figli-neonati, sino almeno ai dodici mesi d’età, alle madri che lo richiedano, per consentire loro di ritardare il rientro al lavoro avvalendosi di tutte le agevolazioni di legge;
Attuare una revisione (come prevede la l. 142/1990, in capo ai Comuni) degli orari e dei tempi delle città tenendo conto delle esigenze familiari (invece di far aprire durante i giorni festivi, si tratta di armonizzare, durante i giorni feriali, il più possibile gli orari dei negozi, delle scuole e dei servizi di pubblica utilità, con i tempi della "famiglia a doppia carriera");
Prevedere incentivi alle imprese che sperimentano orari flessibili legati ad esigenze familiari, contratti a tempo parziale e lavoro a distanza;
buoni servizio concessi dai comuni per chi ne fa richiesta, validi per l’acquisto di servizi erogati da soggetti accreditati, da assegnare alle madri lavoratrici, o in cerca di impiego, che vogliano iscrivere i loro figli in asili nido non statali (cofinanziamento con il Fondo sociale europeo, Obiettivo 3-"Rimozione degli ostacoli alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro");
Prevedere una valorizzazione economica del lavoro domestico (o "casalingo") delle mogli-madri; ciò sotto forma di "salario familiare", da pagare direttamente al coniuge lavoratore, al fine di garantire, alle donne che lo richiedano, quel reddito aggiuntivo che altrimenti avrebbero dovuto procurarsi sul mercato del lavoro; prevedere contestualmente forme previdenziali per le casalinghe inserite in famiglie mono-reddito, aventi condizioni economiche medio-basse.
 
    1. Sostegno alla genitorialità: maternità e non solo…

bulletFondo comunale per l’erogazione di un contributo economico in caso di parto, alle donne che non usufruiscano dei trattamenti di maternità a norma delle leggi nazionali, ed il cui reddito non superi un certo tetto;
interventi economici di supporto (in un’unica soluzione e/o mensile fino al compimento del primo anno del figlio) per le ragazze madri, d’età inferiore ai 21 o 23 anni che, avendo deciso di abortire a causa di gravi motivi economici, accettino invece di proseguire la gravidanza;
prestiti sull’onore concessi dai comuni per sostenere le responsabilità individuali e familiari e agevolare l’autonomia di nuclei monoparentali, di coppie giovani con figli, di gestanti in difficoltà;
agevolazione di forme associative familiari che gestiscano in proprio servizi di baby-sitting, con personale volontario od a tempo parziale ("servizi dalle famiglie alle famiglie") o anche con personale professionale ("educatrici familiari"), che stipulino contratti con gruppi di famiglie interessate, agevolati dall’Ente locale (che può pagarne una parte od offrire certi servizi locali di sostegno);
avviamento dei servizi cosiddetti della "madre di giorno" (Tagesmutter), che consentano di affidare bambini, da uno a cinque anni, ad un’altra madre, opportunamente formata (e seguita da un operatore sociale professionale), cui il Comune dia un assegno;
favorire la costituzione di nidi familiari, condominiali o aziendali, o di servizi integrativi per la prima infanzia ed il doposcuola, gestiti dagli stessi genitori, che si organizzino in forma cooperativa.

 

    1. Servizi di cura
interventi di sostegno di carattere economico per le famiglie che assumano compiti di cura di disabili fisici, psichici e sensoriali e d’altre persone in difficoltà;
contributo economico, inferiore alle rette degli istituti (può essere all’incirca la metà), a quelle famiglie che volontariamente preferiscano tenere in casa la persona bisognosa d’assistenza;
finanziamento o convenzioni con iniziative di assistenza temporanea (respite care), o realizzazione di " servizi di sollievo ", che non sradichino il soggetto debole dalla famiglia, ma allo stesso tempo consentano alla stessa che se ne prenda cura, di aver momenti di riposo e periodi di "alleggerimento" (prevedendo ad es. servizi che funzionino in particolari giorni della settimana - sabato e domenica - o periodi dell’anno - estate).

 

3.6 Auto-aiuto, sostegno alle famiglie e tra famiglie, associazionismo

servizi formativi ed informativi di sostegno alla genitorialità, anche attraverso la promozione del mutuo aiuto tra le famiglie;
supporto (diretto e/o cogestito) alla formazione e alla "vita quotidiana" della famiglia, attraverso strumenti formativi, centri di sostegno alle responsabilità genitoriali (centri per/con famiglie, percorsi formativi, strumenti di accompagnamento);
servizi per l’affido familiare al fine di sostenere con qualificati interventi formativi i compiti educativi delle famiglie interessate; in particolare attivare, in collaborazione con le associazioni presenti nel settore, "progetti comunali affidi", come alternativa al ricovero dei minori in istituto, stimolando ed agevolando l’offerta di disponibilità da parte delle famiglie che vogliano accogliere minori i cui genitori siano temporaneamente in gravi difficoltà;

riconoscimento del ruolo attivo delle famiglie nella formazione di proposte e progetti per l’offerta dei servizi e per la valutazione della loro efficacia ; in particolare istituire spazi di regolare e rilevante consultazione, ascolto, co-progettazione con l’associazionismo familiare specificamente inteso (in senso stretto, non terzo settore….);
nelle normative che stanziano fondi per l’imprenditoria sociale, prevedere clausole di salvaguardia di una certa percentuale dei fondi stanziati, per i progetti presentati dalle "associazioni di solidarietà familiare", regolarmente iscritte nei registri regionali ;

favorire la costituzione, accanto a quelle "formali", anche di "associazioni informali" di genitori (gruppi di fatto), cui pure il "Regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche" (DPR 275/1999) fa riferimento, che promuovano così il passaggio dalla partecipazione alla cooperazione delle famiglie nell’ambito scuola ("utenti competenti", che acquisiscano effettivo potere nella determinazione di specifici contenuti ed attività).

Prospetto 1: Azioni possibili a livello locale

  Responsabilità educative/ formative La promozione del benessere/sviluppo Lotta all'emarginazione
Amministrazioni locali * opportunità aggregative per i giovani

* sostegno ad iniziative di comunicazione scuola-lavoro e scuola-famiglia

* politiche sociali per le fami-glie numerose e/o in difficoltà

* politiche della casa

* migliore accesso alle prestazioni sociali

* progettare strategie di sviluppo

* sostegno all'integrazione sociale

* monitoraggio sulle aree di bisogno presenti

Operatori economici/

Forze sindacali

* formazione neo-assunti

* formazione ricorrente

* apertura al mondo della scuola (collaborazione)

* rilancio della creatività imprenditoriale

* flessibilizzazione della organizzazione del lavoro e dei tempi

* ruolo promozionale delle associazioni di categoria

* azioni sindacali mirate alla famiglia

* azioni promozionali dell'occupazione giovanile

* scelte di solidarietà a fronte di crisi economiche

* pari opportunità professionali

Sistema formativo * qualità dell'offerta

* integrazione scuola- famiglia

* apertura/collaborazione con il mondo del lavoro * obiettivo esplicito di svolgere un ruolo di integrazione sociale

* progettualità creativa di azioni di prevenzione rispetto alle nuove opportunità legislative

servizi socio-sanitari * approccio ai problemi/ prestazioni di tipo familiare- sistemico * attività di prevenzione

* azioni su aree-problema di natura tipicamente familiare: educazione sessuale, tutela della maternità

* presa in carico dei bisogni socio-sanitari a base familiare
Chiesa locale * educazione ragazzi/ adolescenti

* preparazione delle giovani coppie

* sensibilità al ruolo sociale delle famiglie * accoglienza delle realtà di emarginazione e risposte emancipatorie
Associazionismo/ volontariato * sostegno alla collaborazione tra famiglie * promozione dell'associazionismo a base familiare (anche di tutela dei diritti delle famiglie) *accoglienza/compagnia di nuclei familiari in difficoltà

* logica di intervento e di presa in carico delle persone con una prospettiva familiare

Famiglie * Modelli educativo-relazionali orientati alla socialità e alla reciprocità * Famiglia come risorsa di imprenditorialità

* Famiglia come luogo di diritti di cittadinanza da esigere e di doveri sociali da assolvere

* Apertura della solidarietà familiare all'esterno

* Tutela delle relazioni di reciprocità (aiuto, af-fetto, legami) dei rap-porti intergenerazionali

Una verifica "in situazione" del modo in cui i diversi attori qui considerati possono promuovere il benessere di una comunità locale è contenuto in AA.VV., "Famiglia e politiche familiari. Analisi e proposte per la Lomellina", atti del convegno tenutosi il 26 novembre 1994 a seguito di una indagine svolta sul territorio pubblicati dal Rotary Club e dall’Age di Mortara (Pv). Le tre "colonne" sono solo alcuni degli ambiti su cui si costruisce la qualità di vita di una comunità locale.

 

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