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TROPPO SOLE LE FAMIGLIE IN CITTA'
di Laura Badaracchi da Avvenire Roma Sette del 19 maggio 2002
Solitudine e povertà, isolamento nei condomini e mancanza di informazione sui servizi presenti nella città: sono alcuni degli aspetti che emergono dalla "Ricerca sulle famiglie a Roma", promossa dal Comune capitolino in vista dell’elaborazione del Piano regolatore sociale. Curata dal Dipartimento di scienze demografiche dell’Università "La Sapienza" e coordinata dal sociologo Gianni Sgritta, l’indagine è stata presentata nei giorni scorsi in Campidoglio. Sembra svanito il "quadro rassicurante di una famiglia solidale, che faceva da ammortizzatore sociale dei bisogni", ha commentato Sgritta. In crescita, dunque, la frammentazione e ramificazione della famiglia: le persone sole per necessità e per disgrazia, come le anziane, le famiglie con un solo genitore e quelle ricostituite. Sono in aumento, infatti, separazioni e divorzi, ma "più dei numeri preoccupano il ritmo veloce e la durata di questo cambiamento". Oltre un terzo delle famiglie sono single – tra cui molti anziani -, un terzo è costituito da coppie con figli, mentre fino a qualche anno fa erano l’80-90%. Circa il 10% della popolazione romana (268mila persone) forma "famiglie di nuovo tipo": i single non vedovi sono 100mila, 68mila le madri sole, 52mila le famiglie ricostituite, 38mila le libere unioni e 11mila i padri soli. "Certamente c’è stato un passo in avanti nelle politiche sociali, che considerano più attentamente le famiglie, coinvolgendole", nota Ciro Intino, responsabile per il Lazio del Forum associazioni familiari, che solleva però alcune critiche sulla ricerca svolta e sul dibattito che ne è scaturito: "È stato trascurata la centralità (insieme al riconoscimento) della famiglia fondata sul matrimonio, non in chiave difensiva ma propositiva"; allo stesso tempo, "occorre affrontare le sfide della multietnicità e del pluralismo religioso, maturando una maggiore consapevolezza e rispetto sui valori delle nozze cristiane". Quindi la "lettura sociologica" della famiglia non basta: va integrata "dal punto di vista antropologico e anche giuridico". Un altro aspetto da approfondire, per Intino, riguarda "l’assunzione di responsabilità da parte della famiglia nella cittadinanza", chiarendo "la dinamica dei rapporti tra pubblico e privato". A questo proposito giocano un ruolo importante le associazioni nel "favorire legami complessi" all’interno del tessuto sociale e "liberare il nucleo familiare di pesi" che a volte risultano insostenibili. L’indagine evidenzia la debolezza della rete informale di sostegno, dato che solo il 7% delle famiglie riceve un aiuto gratuito da parenti o altre persone. Inoltre quasi il 60% degli intervistati non ha rapporti di vicinato con nessuna famiglia del condominio; meno di una su tre ha legami di amicizia con più di un condomino e il 12% solo con un vicino. Tuttavia, se il 38,8% non ha alcun legame di solidarietà con i condomini, oltre il 60% è disponibile all’aiuto e lo esercita nei confronti di almeno una famiglia del proprio condominio. "Vorremmo che il Comune valorizzasse – più di quanto sta facendo – l’associazionismo familiare, che favorisce la solidarietà sociale", auspica Intino, per un lavoro in rete con gli enti locali che migliori anche "la comunicazione alle famiglie sui servizi già presenti sul territorio: uno sforzo che il Forum ha avviato".
LA SCHEDA La ricerca "Famiglie a Roma" è stata condotta tra aprile e settembre del 2000 su 10mila persone intervistate al telefono. Nel 68,2% dei casi si trattava di famiglie con un nucleo (con figli 49%, senza nel 19,2%, monogenitore nel 6,6,%); il 15,8% del campione è costituito da persone sole, solo il 3,8% da due o più nuclei familiari. Le donne (65,8%) superano gli uomini (34,2%); medio alto il livello d’istruzione (47,9% scuola superiore, 20,6% laurea); i lavoratori sono quasi la metà (44,6%), seguono pensionati, casalinghe, studenti, disoccupati. Le aree del disagio riguardano l’ambito economico nel 22,7% dei casi, quello della salute (12%), di assistenza e cura di malati e disabili (3,7%) e bambini (0,8%), le relazioni affettive e sentimentali (1,6%): dai rapporti di coppia e genitori-figli, alla morte di parenti e alla solitudine. Oltre un terzo delle famiglie contattate ha denunciato un peggioramento delle risorse economiche disponibili. Le famiglie a rischio sono costituite da nuclei in cui è presente un solo genitore, soprattutto donne con figli (89,3%), in maggioranza vedove (49,5% del totale) o separate/divorziate (38,5%) – il 28,4% sono anziane e in un terzo dei casi complessivi lavoratrici – ,oltre agli anziani soli (donne quasi all’80%), vedove nel 75% dei casi e con un livello medio-basso d’istruzione. |
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