Via la vestaglia!
Un regalo peggiore non lo avevo mai ricevuto. Cosa? Si chiederanno gli amici lettori della nostra amata rivista: una giacca da camera. Tre figli adulti, moderni, laureati, hanno deciso di regalare al padre una vestaglia con disegni tipo damasco con una nappina per fregio che era già passata di moda ai tempi della bella époque.
Mi sono offeso e gliel’ho detto chiaro. Loro però sanno che brontolo sempre ma che ho il senso dell’umorismo. Perché non ho gradito il regalo? Perché me l’hanno fatto in occasione della mia andata in pensione: "Mi volete in casa con le ciabatte ed il gatto sulle ginocchia? Mai! I vecchi in questa casa siete voi e vostra madre che vi dà questi consigli".
Tre giorni dopo ho trovato un giradischi per i compact disk. (Era uno dei primi all’epoca). "Adesso ho tempo e voglio imparare come si usa questa diavoleria, anche se i tasti sono pieni di scritte in inglese!" E così ho fatto. E, grazie ai miei figli, ho imparato anche ad usare il computer.
Sono arrivato alla pensione impreparato. Ero tanto abituato ad alzarmi presto la mattina, spinto dalla necessità di non far tardi a lavoro. La mia scrivania mi sembrava il centro del mondo. Dirigevo il lavoro con decisione ma con un fare più paterno che autoritario. Mi piaceva molto vivere questo ruolo, credo, spero, così mi dicono, di aver fatto anche del bene in questi anni lavorativi anche se mi pesava parecchio in termini di ansia, nervosismo che si ripercuoteva inesorabilmente in famiglia.
Ma, nonostante questo, il vuoto che lascia la fine del lavoro è infinito. Grazie a Dio ho la salute la moglie e i figli. E questo già sarebbe tutto, basterebbe per essere felici. Proprio perché ho ricevuto tanto ho capito che dovevo dare tanto. Ho cominciato ad occuparmi dei miei figli più da vicino. Li ho conosciuti meglio e questo è già tanto. Ora possono contare, se vogliono, sul padre che non è più stanco e nervoso dopo aver dato il meglio di sé per l’ufficio piuttosto che per la famiglia. Cerco di essere amico delle mie nuore e del mio futuro genero ascoltandoli ed immedesimandomi nei loro sogni e desideri.
Dieci anni sono già passati, da allora, e adesso sono nonno. Nonno felice che può collaborare alla crescita dei nipotini donando loro l’amorevolezza e la cura che nessun asilo o la migliore bambinaia inglese può dare. E’ facile fare il nonno: basta fare tutto quello che ti dicono i figli anche se ai miei tempi si faceva diverso ed i bambini crescevano bene ugualmente. Ma così si evita ogni discussione e si lasciano le responsabilità a quelli che le hanno. E poi, grazie alla disponibilità mia e di mia moglie, le nuore non hanno dovuto lasciare il lavoro.
Ho scoperto la parrocchia ed ho la grazia di avere un galantuomo come parroco. Ha la mia età e ci troviamo con piacere a parlare. Ogni tanto mi chiede una mano perché mi sono sempre occupato di cose amministrative ed ho la tenacia per risolvere tutti i tipi di "rogne" (seccature) quotidiane. Partecipo ad un gruppo che legge il vangelo e che cerca di capirlo veramente. Non avevo mai fatto una cosa del genere.
Prego. Sì, prego come non facevo più da quando ero ragazzo e penso anche a Dio.
Se sono noioso mi fa piacere che qualcuno me lo faccia notare. Ho sempre le giornate piene e cerco di utilizzarle al meglio, non per me, ma per gli altri. So che la mia salute potrebbe non assistermi più ed allora non perdo tempo perché voglio fare la mia parte fino in fondo. Quando un giorno sarò a letto, o non capirò più niente, spero solo di poter capire che la mia vita sarà ugualmente utile così anche se farò soffrire le persone che mi saranno vicine. So bene quello che si prova avendo assistito due suoceri fino al loro passaggio (i miei genitori, invece, li ho persi quando avevo dieci e dodici anni).
Quando lavoravo avevo l’impressione di essere al centro del mondo, al timone della nave che era la mia scrivania. Ora invece sto ancora più bene perché sono vicino al cuore delle persone. Il mondo va avanti per conto suo, io non perdo di vista nessuno di chi mi sta vicino. Mi piace la terza età, dopo aver trascorso con tanta fatica la prima e la seconda.
Angelo
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