Donne & media

"Le veline? Meglio presentatrici e giornaliste". Sono questi i ruoli femminili che riscuotono maggiore simpatia per il 57,2% del campione di una ricerca sulla "percezione della rappresentazione della figura femminile nei programmi televisivi", promossa dall’AIART, un’associazione nata nel 1954 che promuove la tutela, l’orientamento e la formazione all’uso responsabile e critico dei media.

8266 questionari raccolti, 17 province coinvolte in 10 regioni diverse: questi i numeri di una rilevazione ampia e articolata, condotta in diverse realtà sociali, in particolare le scuole medie e superiori, con un campione costituito per il 41,7% da giovani di età compresa tra i 12 e i 18 anni, le associazioni, i luoghi di lavoro e di aggregazione (fabbriche, uffici, saloni di bellezza, bar, informagiovani, biblioteche…), le parrocchie.

Ne esce fuori un quadro inedito e per certi versi spiazzante, che dà voce ai telespettatori (in particolare la fascia più sensibile, i giovani) troppo spesso considerati semplici numeri dai dati di ascolto dell’Auditel. Inaspettatamente, la stragrande maggioranza del campione (80,8%) esprime un netto rifiuto delle donne ad essere come quelle rappresentate in TV, e degli uomini ad averle nella loro famiglia. L’89,7% si riconosce poco o per niente nei personaggi femminili proposti dalla televisione, perché ritenuti, dal 78,2% degli intervistati, poco o per niente aderenti alla realtà.

I risultati della ricerca contribuiscono dunque a spazzare via molti luoghi comuni che spesso orientano l’attività di autori e programmatori della nostra TV. Se ne è parlato lunedì 2 dicembre 2002, a Roma, presso la Sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, (Corso Vittorio Emanuele II, 349) con gli interventi di Angela Buttiglione, Direttore Rai – TG Regionali, Marisa D’Alessio, docente di Psicologia dello Sviluppo alla Sapienza di Roma, Mariapia Garavaglia, Presidente Nazionale Aiart, Elisa Manna, Responsabile Cultura Censis.

 

Per ulteriori informazioni: Raffaele Napoli, Ufficio Stampa AIART, Tel. 06/7808367 –

Fax 06/7847146 – Cell. 349/7758053 – e-mail raffaelenapoli@email.it

 

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Sintesi dei dati

Donne & media

Le donne italiane si riconoscono "poco" o "per niente" nei personaggi femminili proposti dalla televisione. E’ uno dei dati salienti che emerge dalla ricerca "Donne & media", promossa dall’AIART in 17 province italiane per verificare la percezione della figura femminile nei programmi televisivi. Se il 46,4% delle intervistate dice di riconoscersi "poco" nelle donne televisive e il 43,6 "per niente", significativo è anche il giudizio sul modo di rappresentare la figura femminile in tv: "Mi infastidisce e basta", risponde il 42,2%, mentre soltanto una donna su quattro (25,5%) dice di sentirsi "più aperta".

Dagli 8266 questionari distribuiti e raccolti dalle sedi Aiart in vari contesti sociali di 10 regioni, emerge – sia dalle donne che dai maschi intervistati - un giudizio negativo rispetto all’aderenza alla realtà delle donne in tv: il 54,6% del campione le giudica "poco" aderenti alla realtà. Soltanto nel gruppo di coloro che seguono i programmi televisivi per più di cinque ore al giorno, la percentuale di persone che considerano "molto o abbastanza realistiche" le figure femminile è più elevata (43%). Fra queste persone, cresce anche il numero di quante si identificano molto nel personaggio proposto e ne danno un giudizio poco negativo.

La ricerca dell’AIART consente anche di individuare qual è il ruolo femminile che risulta più simpatico ai telespettatori: per gli intervistati è quello di "presentatrice", subito seguito da quello di "giornalista" e, a seguire, cantanti e protagoniste di fiction. Le donne esprimono la loro simpatia soprattutto per le giornaliste, i ragazzi e le ragazze più giovani per presentatrici e cantanti, i meno giovani per le giornaliste.

Una graduatoria che non coincide con "il tipo di donna" preferito invece nella vita: "Se in televisione la caratteristica maggiormente valorizzata è la decisione – scrive nel rapporto conclusivo la curatrice dott.ssa Barbara Poggio, ricercatrice presso l’Università di Sociologia di Trento – nella vita sembra invece essere la dolcezza". Altre "virtù" come "sensibilità" e "disponibilità" ottengono più preferenze rispetto alla donna preferita nella vita, mentre "impegno" e "aggressività" sono più apprezzate nella donna televisiva. Una differenza che si riscontra soprattutto nelle risposte date dagli intervistati maschi per i quali conta maggiormente nella donna in tv la decisione e la sensualità (rispettivamente 32,9% e 31,0%), mentre per le donne sono importanti in tv decisione ed equilibrio.

Un confronto a distanza è consentito dalla domanda sugli aggettivi che descrivono meglio la donna di oggi, che pone in primo piano gli aspetti dell’autonomia e della sicurezza, seguite da bellezza e preparazione.

Piacerebbe alle donne italiane essere come quelle televisive? Risponde sì (19,2%) soltanto una su cinque (in numero maggiore le più giovani), con le motivazioni principali che "sono belle" e "ottengono ricchezza e successo senza fatica". Le altre donne rispondono invece di no, perché "non sono quelle le mie ispirazioni" (32,1%) e "voglio essere amata per come sono" (28,9%).

E i maschi? Il 23,8% vorrebbe che le donne della propria famiglia assomigliassero ai personaggi tv, per gli elementi di attrazione e seduzione, mentre è interessante notare che "le motivazioni negative riguardano soprattutto il fatto che il comportamento delle donne in tv è incompatibile con l’ambito familiare, a ulteriore conferma del fatto che molti uomini tendono a separare l’immagine pubblica della donna da quella privata, secondo uno stereotipo piuttosto consolidato".

Secondo la ricerca promossa dall’Aiart non è solo la figura della donna ad essere deformata nella rappresentazione che ne dà la tv, ma anche la famiglia: per il 65,4% degli intervistati è una famiglia "artefatta, irreale" ed il 14% ritiene "irritante" la pubblicità con famiglie in primo piano.

Altri due aspetti emergono dalla ricerca: di fronte alle sollecitazioni di tipo sessuale più della metà degli intervistati sostiene di avere reazioni di disagio (fastidio, imbarazzo o turbamento), soprattutto le donne, mentre fra gli uomini la sensazione prevalente è l’eccitazione (35,9%). Giudizio negativo sulle scene di violenza in cui la donna appare vittima anche se il 38,9% degli intervistati le ritiene "utili perché denunciano la reale condizione della donna".

Barbara Poggio, ricercatrice presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento, segue da tempo le tematiche riguardanti la condizione femminile, soprattutto nel campo politico e amministrativo.

 

 

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