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Quando ti immagini il futuro…
Sarah dorme sul divano. L’ho coperta perché non prenda freddo. E’ la prima volta che la mia nipotina di due anni mi viene affidata per l’intera giornata. L’ho fatta mangiare, le ho cambiato due volte il pannolino e poi mi sono dedicato a lei fino a dieci minuti fa. Nonno e nipotina insieme.
Lo sai Sarah che quella copertina che ti ho messo addosso l’aveva comprata tua nonna Clara alla Rinascente? Doveva usarla per riscaldarsi mentre vedeva la televisione, ma non credo l’abbia usata più di dieci volte. Mi ricordo che era affascinata dalla sua morbidezza e dai colori vivaci. Aspettava il primo bambino ed il pancione cominciava a vedersi bene. La commessa le aveva fatto gli auguri e Clara, sorridendo, era diventata tutta rossa.
Ci sono tante cose che tu non sai, Sarah. Sarebbe triste parlartene e così fingo di raccontarti la mia storia mentre dormi.
Tua nonna era una bella ragazza. Era nata a Vipiteno, un paese che assomiglia ai disegni che trovi nelle favole. Da lassù, solo per amore, per amore verso di me, era venuta a vivere qui a Roma, prima in piazza di Pietra e poi in questa casa sulla Portuense.
Quando ti immagini il futuro non pensi a se e a quando sarai vedovo. Altrimenti non vivresti più. A me è capitato. Avevo trentacinque anni.
Avevo sempre sognato di morire, come nelle favole ambientate a Vipiteno, a poche ore di distanza da mia moglie. "Li hanno trovati vicini vicini nel letto, lei è passata dal sonno alla morte e lui è morto poco dopo, forse si è appena reso conto di quello che era capitato a lei o forse no. Uniti nella vita ed uniti nel passaggio della morte". No, non esistono le favole, almeno non nella mia vita.
Ho affrontato momenti difficili da solo. Ho pensato e desiderato la morte. Ma, facendomi forza, ho cresciuto i miei figli. Ho deciso per loro quello che avrebbe deciso Clara e li ho portati verso le loro nuove famiglie. Ho imparato a cucinare, a gestirmi come persona, cosa che non avevo mai fatto o, forse, mai voluto fare. Ho chiamato il pediatra quando i bambini avevano la febbre, mi sono alzato la notte ed ho raccolto con le mie mani tutto quello che "produce" un bambino con vomito e diarrea, ho deciso da solo le regole dell’adolescenza trovando sempre il tempo ed il buon viso per dialogare con loro anche nei giorni più neri.
I miei figli si sono resi conto ora, ora che anche loro sono genitori, di quello che ho passato. Ma di questo ringrazio Dio. Credo in Dio e lo ringrazio ogni giorno. Ha dato a me – e non ad altri - per dieci anni di matrimonio e sei mesi di fidanzamento una persona meravigliosa che, come una stella cometa, è passata, ma mi ha lasciato una scia luminosa e abbagliante.
Lo sai piccola Sarah, non ho mai pensato di risposarmi, ne ho avuta anche l’opportunità, quando una signorina di quarantadue anni, molto gradevole, me lo fece dire da una comune amica. Mi ha molto lusingato questo fatto, mi ha fatto anche battere il cuore per qualche tempo ma non ho mai voluto fare il passo e ho detto a questa persona che ero disposto solo ad esserle amico ma nulla di più. Non potevo pensare ad un secondo matrimonio con una persona che non era Clara.
Ormai sono passati anni. Scopro negli occhi dei miei figli il dispiacere di vedermi solo. Sono io a dire loro: andate, state insieme, non perdete neppure un attimo di vita comune adesso che potete avere accanto chi amate, le vostre spose, i vostri figli.
Natale passa, ferragosto passa, il mio compleanno passa come un giorno qualunque. Io mi struggo di ricordi, forse cerco troppo la solitudine di un mondo solo mio. Mi piacerebbe fare del bene, dare le mie poche forze per gli altri ma, in realtà ci riesco ancora troppo poco ed ecco il mio rammarico. Sento Clara vicino a me in ogni istante, oggi sempre più mia.
Mi piace parlarti di lei Sarah, ma tu intanto riposa beata perché le cose belle esistono davvero.
Generoso 74 anni
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