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COMMISSIONE SANITÀ


«Figli e lavoro: la legge difenda la maternità»



Da "Avvenire" del 13 luglio 2005, Pier Luigi Fornari

Una nuova legislazione del lavoro che venga incontro alle lavoratrici atipiche e alle libere professioniste e una campagna culturale per sensibilizzare il Paese sulla risorsa costituita dalla maternità. Queste alcune delle strategie per cercare di invertire la denatalità che affligge l'Italia suggerite dall'indagine conoscitiva "Fenomeni di denatalità, gravidanza, parto e puerperio in Italia", condotta dalla commissione Sanità del Senato e presentata ieri mattina a Roma dai relatori, la senatrice Emanuela Baio Dossi (Margherita), il senatore Flavio Tredese (Fi) e dal presidente della commissione Antonio Tomassini (Fi). Le conclusioni dell'indagine sollecitano anche, a partire della prossima finanziaria, un incremento e una migliore diffusione dei servizi per l'infanzia e l'adolescenza e, incentivi fiscali e previdenziali che promuovano il rientro della donna al lavoro dopo una gravidanza.
Inoltre, se si considera che dalla indagine risulta che la comparsa del figlio nel nucleo familiare comporta un aggravio di circa il 22 per cento delle spese sostenute, resta prioritaria un'equa politica fiscale per le famiglie.
«Una società che non riconosce il valore della maternità è destinata al declino», ha sottolineato Tomassini puntando il dito sul triste record mondiale in materia di fertilità del nostro Paese: 1,26 figli per donna. Il leggero incremento registrato nel 2004 (1,33) si spiega solo con l'apporto degli immigrati.
«Circa il 33% delle occupate - ha riferito la Baio Dossi - abbandona l'occupazione per motivi legati alla cura della casa e dei figli. Ecco dunque l'importanza di una politica volta a favorire il rientro al lavoro, come avviene in Francia». La senatrice della Margherita ha però auspicato una riforma radicale del diritto del lavoro per garantire le nuove tipologie di occupate. «Nel nostro Paese - ha sottolineato - c'è una grande attenzione per le lavoratrici dipendenti sul fronte maternità. I legislatori che ci hanno preceduto hanno mostrato una forte sensibilità al riguardo, giungendo a una sorta di patto, a difesa della donna e a sostegno della natalità, tra mondo politico, imprenditoriale e sociale». L'auspicio è pertanto che si possa giungere a un clima di attenzione e sensibilità, «lo stesso clima che ha reso la donna lavoratrice dipendente in Italia alle prese con la maternità, tra la più tutelate nel mondo».
Perché purtroppo la legislazione sul lavoro flessibile, «a partire dal pacchetto Treu, è sicuramente carente su questo piano, come se il problema della natalità non interessasse più come un tempo».
In materia di servizi per la prima infanzia, la parlamentare della Margherita ha osservato che il nostro Paese garantisce i servizi deputati al sostegno della maternità alle famiglie in sei casi su cento, contro il 15% europeo. Essi risultano, quindi, «insufficienti, non accessibili a tutte le fasce e non equamente distribuiti, così da creare una risposta solo ai casi di precarietà e necessità, aprendo un divario geografico tra Nord e Sud d'Italia».
Tomassini ha puntualizzato che nonostante l'allungamento della vita media, non si può pretendere che «l'orologio biologico» delle donne si sia spostato. Per le donne italiane l'età media del primo figlio è 30 anni, mentre in Spagna e la Gran Bretagna 29 anni, e 26 anni e mezzo in Portogallo e Austria. Si devono quindi favorire politiche «che consentano di mettere al mondo figli nell'età più giusta e favorevole per la fertilità».
Tredese, già relatore della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, ha osservato che «negli ultimi decenni si è assistito ad un progressivo aumento di procedure diagnostiche e terapeutiche complesse ed invasive, estese alla totalità delle gravidanze. I nostri parametri sono superiori agli indicatori dell'Organizzazione mondiale della sanità».

 
 

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