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Il male che si può vincere:  radiografia del tradimento

Francesco Alberoni intervistato da Paola Tettamanzi

da “Noi Genitori e figli” del 26 maggio 2002

  

Ci sono matrimoni che procedono per inerzia. Rapporti che vanno avanti per anni solo per la stanca forza di un’ingannevole serenità che, invece, è piatta abitudine, rischiosa ingessatura. Apparentemente tutto funziona al meglio. Gli ingranaggi del rapporto di coppia, sperimentati da lunghi anni di vita in comune, girano senza perdere colpi. Ma è una funzionalità che spesso è assicurata solo dalla prassi, non c’è più sentimento, non c’è più entusiasmo, ma solo ripetizione di gesti, parole, consuetudini. Spesso anche le emozioni funzionano a comando. Stupore, indignazione, meraviglia commozione, scattano, quasi pigiando un bottone, quando le circostanze della vita familiare lo rendono indispensabile.

Allora l’armonia della vita di coppia fa registrare le prime stonature. Sono inciampi che, all’inizio, quasi non si avvertono. Piccole sfasature che si tenderebbe a far rientrare nella normalità di un rapporto in cui comunque si vivono fisiologicamente alti e bassi, momenti di luce sfolgorante e periodi di eclissi. Invece sono le prime avvisaglie di un rapporto che va incrinandosi. I primi segnali di una bonaccia troppo favorevole di cui non bisogna fidarsi. Quando dietro la vela del matrimonio calerà completamente il vento della gioia e la calma diventerà talmente piatta da risultare quasi asfittica, c’è il rischio di andare a frantumarsi contro il pericolo più grave, l’iceberg del tradimento.

E’ un impatto che nessuno abbia a cuore il proprio matrimonio cerca coscientemente, e soprattutto che non si può prevedere. Ma quando, in un momento di crisi profonda, peggio se vissuta inconsciamente – senza cioè avere la consapevolezza di tutti i risvolti negativi – si inserisce l’incontro con una persona capace di suscitare nuove emozioni, nuovi slanci, nuova progettualità, allora la tentazione risulta spesso fatale.

 

“L’atteggiamento delle persone sposate che sperimentano questa sensazione di risveglio sentimentale nei confronti di un altro possibile partner – osserva il sociologo Francesco Alberoni, che da trent’anni studia i meccanismi dell’innamoramento – può sembrare curioso e apparentemente incredibile”.

 

In che senso professore?

 

“Nel senso che queste persone sono convinte di riuscire a gestire senza danni la nuova situazione. Innanzitutto non sono certe di quello che sta capitando loro. Vivono cioè una situazione di inconsapevole promiscuità. Sono convinte di amare profondamente il loro coniuge ma, allo stesso tempo, sono attratte, secondo modalità abbastanza misteriose, della nuova relazione di cui però non avvertono pienamente tutte le prospettive.”

 

Ma se una persona sposata ha la ferma intenzione di rimanere fedele al proprio matrimonio, questo non basta a metterla al riparo da possibili rischi?

 

“Sì, ma teniamo presente che parliamo di rapporti di coppia in cui qualcosa già scricchiola. Si pensa di vivere un matrimonio solidissimo ma questa convinzione non è fondata sulla realtà. Si ritiene cioè inossidabile il proprio matrimonio e si pensa che la nuova “simpatia” non possa in nessun  caso intaccare il rapporto esistente”.

 

Una persona che ama profondamente la propria moglie o il proprio marito può, senza averne la precisa determinazione, innamorarsi di un’altra persona?

 

“No, la maggior parte di queste situazioni non può essere definita come autentico innamoramento. Si tratta di cotte idee ossessive. Potremmo chiamarli “innamoramenti deboli” che però risultano devastanti. Perché, quando il coniuge scopre la nuova relazione dell’altro, ecco il rischio della disgregazione familiare”.

 

C’è una strategia per mettersi al riparo da questi rischi?

 

“Non entro in valutazioni di tipo morale che non mi spettano, ma bisognerebbe far capire innanzitutto che il gioco, come si dice, non vale la candela. Non c’è motivo insomma per depauperare la ricchezza di  un matrimonio che, magari tra alti e bassi, va avanti da molti anni, con una nuova storia dall’esito incerto e che comunque si rivelerà meno appagante.”

 

Esistono dei segni premonitori che dovrebbero far comprendere quando il proprio matrimonio entra in una zona a rischio?

 

“Certo. Quando si incomincia a ripensare con frequenza alle occasioni mancate del passato; quando alcuni atteggiamenti  del partner, prima considerati normali, cominciano a risultare fastidiosi; quando ci si accorge di difetti, veri o presunti, a cui finora non si era dato peso. Allora si comincia a sottolineare tutto con toni sgradevoli e le incomprensioni sono inevitabili”.

 

Cosa fare quando ci si accorge di questi inciampi?

 

“L’altro (o l’altra) dovrebbe avere la sensibilità di comprendere chi il proprio partner sta vivendo momenti di difficoltà – perché tali vanno considerati questi “innamoramenti deboli” – e non dovrebbe leggere le sue impuntature non come sorprese sgradevoli ma come richieste di aiuto. Si dovrebbe cioè comprendere quello di cui l’altro in quel momento ha bisogno: nuove attenzioni, nuove tenerezze, nuove sensazioni di pienezza”.

Basta la razionalità per gestire queste situazioni di crisi?

 

"Niente affatto, la ragione è ingannatrice. La ragione può diventare debolezza della volontà perché ti induce a leggere la situazione secondo quanto fa più comodo”.

 

E allora?

“Bisogna pregare, pregare, pregare. Certo, può sembrare sorprendente che questa indicazione arrivi da un laico come me. Ma, dopo trent’anni di studio mi sono convinto che, in alcuni momenti della vita, la tentazione non si possa vincere che con la preghiera. Anzi, i coniugi dovrebbero inserire stabilmente nella loro vita spirituale una preghiera contro la tentazione dell’infedeltà. La preghiera ti fa scoprire che stare insieme, capire l’altro, prendersene cura magari proprio nei momenti più difficili, raccontarsi tutto, condividere il più possibile, è l’unico segreto per vivere a lungo insieme e felicemente”.

 

 

 
 

 

    

     

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