Il lavoro femminile e il cambiamento delle famiglie impongono servizi sociali
adeguati
di Marina Corradi da "Avvenire" di domenica 8 settembre 2002
Abbiamo un reddito annuo lordo di 16.500 euro, ci ha scritto
un lettore, lavoriamo entrambi eppure risultiamo fuori dalla graduatoria degli
aventi diritto all'asilo nido, per le nostre due gemelle di otto mesi. Lui
bibliotecario, lei restauratrice, poco più di mille euro al mese in quattro: i
nuovi poveri, conclude il lettore, siamo noi.
Già: perchè nel tanto esortare gli italiani a fare più figli
- una volta scoperto che non avremo chi ci paga la pensione- manca poi la
concretezza del sostegno di cui chi ha figli ha bisogno. Settemila bambini sono
in lista d'attesa per un posto nido a Roma, duemilacinquecento a Milano. Ma se è
vero, come dicono gli studiosi del problema, che là dove aumenta l'offerta di
servizi all'infanzia aumenta immediatamente la domanda, è presumibile che molto
più numerose sarebbero le richieste dei genitori, se solo percepissero che quel
servizio esiste, ed è di buona qualità.
La questione degli asili per i più piccoli rientra in una
serie di problemi sociali posti dal cambiamento delle famiglie italiane in
questi vent'anni, e naturalmente dal lavoro femminile. Cambiamenti non certo di
oggi, e però è singolare il ritardo con cui società e politica e enti pubblici
stentano a vedere i bisogni e le domande, tanto diversi da quelli delle nostre
madri. A fronte di un impegno lavorativo della grande maggioranza delle donne, e
di lavori con tempi sempre più flessibili, gli orari per esempio delle scuole
materne rimangono quelli giusti per chi ha orari d'ufficio? E le vacanze estive?
C'è chi si appresta a celebrare la prossima riapertura delle scuole con una
sorta di festa di ringraziamento, perché se entrambi si lavora quei tre mesi con
i figli a casa non sono un problema da poco. Sempre più rare le madri
casalinghe, rari i cortili in cui i bambini possano giocare, almeno nelle grandi
città buona parte di quei mesi sono un semiabbandono davanti alla tv.
Ma, ed è la cosa singolare, problemi di questa portata, che
pure riguardano milioni di famiglie, non hanno quasi alcuna eco pubblica,
sembrano destinate a restare nel chiuso delle mura domestiche. La famiglia di
una volta non c'è più - da un pezzo - e gli asili nido, i doposcuola estivi non
ci sono ancora o non abbastanza, ma quasi non se ne parla, e ciascuno che abbia
un figlio impara presto la regola aurea: cavarsela, arrangiarsi con vicine, baby
sitter e gli ultimi nonni rimasti, o alla fine con asili privati a oltre 500
euro al mese.
Fatti vostri, sembra venire implicitamente detto alle giovani
madri spiazzate dall'orario serale o festivo, comunque flessibile, mentre quelli
di chi cura i loro figli sono assolutamente inflessibili.
Ciò che serve davvero è invece la possibilità assicurata di
affidare serenamente un figlio anche piccolo: servirebbe a dare coraggio a
quelle donne che, dopo aver sperimentato col primogenito le strutture
inesistenti o quasi, gli orari impossibili, i malumori in ufficio, promettono a
se stesse: un altro figlio, mai più. Che sono poi le italiane dell'indice di
fecondità a uno virgola due figli per donna.