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vita in famiglia/genitori e figli
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Il 7 dicembre
2004 presso il Consultorio Mater Salvatoris
dell’Apostolato Accademico Salvatoriano, si è tenuto un
incontro sul tema: "Famiglia, violenza ed Internet". Il
dibattito è stato preceduto dagli interventi di due
Relatori di spicco: la Dott.ssa Giuseppina
Caponnetto, psicologa, psicoterapeuta studiosa di
Internet. dipendenza il Dott. Giuseppe Rogolino,
Art Director di RAI NEWS 24 La discussione
che ne è seguita è stata moderata dalla Dott.ssa
Mariella D’Angelica, Direttrice del Centro per la
Promozione della Famiglia "Beata Maria degli Apostoli"
dell’Apostolato Accademico Salvatoriano. E’ innegabile
che Internet sia un media accessibile a tutti. E' uno
strumento che permette di accostarsi a ricchi contenuti,
facilita notevolmente la comunicazione grazie
all’affrancamento delle distanze e autorizza la
produzione di informazioni, il tutto con un minimo di
conoscenze; è necessario soltanto un breve
apprendimento. I bambini sviluppano naturalmente questa
comprensione e gli adulti spesso se ne sorprendono.
Internet è molto diffuso e presenta diverse dimensioni
di utilizzo: dimensione informativa, comunicativa,
economica (acquisti), sociale, educativa (ambiente di
apprendimento), ludica. Molto di noi ne fanno un uso "sano"
soprattutto per mantenere i contatti sociali con amici e
colleghi e per motivi di lavoro (ricerche, per esempio).
Quindi Internet ha anche dei vantaggi associati alle
possibilità di mantenere e sviluppare potenzialità sane
per l’individuo ed in famiglia l’uso condiviso e la
comunicazione trasparente ne sono i presupposti. Ma non sempre è
così. Vi è anche un uso insano sia da parte dei
produttori di siti Web che dei fruitori. Le famiglie
hanno un ruolo importante ma non si può delegare solo ad
esse il compito e la responsabilità di seguire i figli
in tutto e per tutto. Anche gli educatori e gli
insegnanti possono svolgere un ruolo determinante nel
rendere più sicura la navigazione dei minori. E’
importante quindi promuovere un uso intelligente di
questo strumento e mettere in guardia sui suoi rischi. È interessante
conoscere, età per età, l’evoluzione dell’attitudine dei
bambini verso internet e ciò per meglio anticipare i
loro bisogni e orientare il loro apprendimento. Da
alcune ricerche è emerso che i bambini già a tre anni
sono in grado di utilizzare il mouse e a cinque anni
circa di connettersi regolarmente su Internet.
Comprendiamo bene come questi soggetti siano impreparati
a gestire fenomeni di violenza più o meno diretta,
frutto dell’uso di Internet stesso. La presenza del
genitore diviene così di fondamentale importanza.
Nell’età
compresa tra i 6 e gli 8 anni, il bambino è
particolarmente sensibile, poiché poco preparato
all’analisi critica, non rimette in discussione ciò che
è presentato dai media, si fida con estrema facilità.
Tra i 9 e gli 11 anni è ancora poco critico, rivendica
una reale autonomia di fronte al computer e qualche
volta ha maggiore padronanza dell’informatica rispetto
ai genitori. I preadolescenti, 12-14 anni, si
appropriano volentieri della Rete, vi trovano un mezzo
per coltivare i propri interessi al di fuori della
presenza degli adulti. È per loro un favoloso mezzo di
comunicazione con il loro "clan", reale o virtuale,
vicino o all’altro capo del mondo. E’ anche l’età in cui
diventa difficile, seguire le peregrinazioni di un
giovane sulla rete, ed in cui il divieto è mal
sopportato. Per far fronte
in maniera più adeguata ai potenziali pericoli, sarebbe
quindi auspicabile, da parte degli adulti, non solo
filtrare l’accesso ai siti "sensibili", ma sollecitare
nei bambini e nei ragazzi il senso critico di fronte ai
siti con contenuti inappropriati, in altre parole una
sensibilizzazione sincera ai pericoli cui potrebbero
andare incontro sulla Rete, come le operazioni
commerciali, la raccolta d’informazioni personali e
soprattutto la pornografia e la pedofilia. La maggior
parte dei genitori è, infatti, preoccupata per la
facilità con cui i bambini possono accedere, tramite
internet, sia a materiale pornografico che ad altre
informazioni dannose. Ciò che allarma,
attualmente, è anche il dilagante interesse tra
adolescenti, ma anche tra gli adulti, per una forma di
realtà virtuale, vicina alla realtà, ma diversa,
idealizzata, costruita su misura, così affascinante da
offuscare il mondo reale e che a volte giunge persino a
realizzare una famiglia sostitutiva ideale, laddove
quella reale può risultare deludente. Nell’analizzare
lo strumento Internet è stato così possibile individuare
alcuni cyberpericoli connessi a due forme di violenza:
quella subita e quella agita dai soggetti che fanno uso
di Internet. I rischi
connessi alla prima sono: L’altra forma di
violenza che si sviluppa è quella non subita ma agita in
termini di atteggiamenti di irritabilità, disobbedienza
o ribellione che si attivano nei giovani che usano e
abusano di Internet, cadendo così in vere e proprie
forme di dipendenza, se non di patologia. Si sviluppano
così le psicopatologie Internet correlate
(caratterizzate da fenomeni di dipendenza,
regressione, dissociazione) Indicatori di
riconoscimento di un problema di dipendenza sono: Si parla di IAD Internet Addction
Disorder, come una forma di abuso – dipendenza che
provoca sintomi di astinenza, isolamento e difficoltà a
scuola per i ragazzi, difficoltà coniugali (cybervedovi)
e lavorative negli adulti. Tutto ciò ovviamente si
ripercuote sulla dimensione familiare che risente di una
mancanza di comunicazione, compensata dall’uso di
Internet. Questo disturbo procura oltre alla
dipendenza, fenomeni regressivi fino al ritiro autistico
e al disinteressamento dalle normali attività (giochi,
hobby, studio, amicizie, comunicazione in famiglia). Nei
casi più gravi si verificano fenomeni di trance
dissociativa da videoterminale. Assistiamo così anche
allo sviluppo del fenomeno della tolleranza: gli utenti
hanno bisogno di un numero di ore sempre più elevato di
connessione per raggiungere il benessere. Ma dopo aver
spento il computer la sensazione di fuga diventa
delusione per una realtà che non piace, accompagnata
dalla depressione e dal senso di colpa per aver
trascurato i propri familiari, lo studio o il lavoro per
gli adulti. Ciò che contraddistingue un uso prolungato e
dipendente di Internet è l’attivazione di tutte quelle
sensazioni ed emozioni che normalmente tendiamo a
controllare. In tal modo possiamo permetterci di
esprimerle nell’anonimato e non sentirci per questo
rifiutati. In generale in rete viene coccolato
il proprio narcisismo, ci si sente approvati e
riconosciuti, compresi e sostenuti attraverso amicizie
virtuali idealizzate, diverse da quelle reali. I soggetti più a rischio si
individuano soprattutto nella fascia d’età tra i 15 e i
40 anni. Ci si rifugia nella rete per non
affrontare i problemi, come evasione dalla realtà. Si
crea una sorta di città dei balocchi, dove la vita è
pura fuga dalle responsabilità e dove ci si può
costruire un’identità falsa ad hoc. Di seguito proponiamo alcune
strategie, che comunque non devono essere viste come
soluzioni universali, ma contemplate, insieme ad una
visione critica dello strumento Internet. Strategie ALCUNE REGOLE PRECISE PER I MINORI: La coppia genitoriale potrebbe far sì che il ragazzo
compili un diario in cui venga annotato il numero di ore
trascorse in Rete. È consigliabile collocare il computer, soprattutto
per i bambini più piccoli in un luogo della casa
facilmente visibile (il messaggio implicito è che non
c’è bisogno di nascondersi). Incoraggiare i figli a
svolgere anche attività alternative. Inoltre: assicurarsi
che nella vita reale il bambino non possa
incontrare, senza il consenso dei genitori nessun "
amico" conosciuto in rete ( educare in tal senso ai
pericoli, esattamente come si fa con gli estranei -
insegnare cosa fare e cosa non fare e soprattutto a
confidarsi con i genitori) Tutte queste
strategie sono solo parziali senza l’insostituibile
apporto educativo e comunicativo dei genitori, che si
basa su valori fondamentali trasmessi nell’ambito del
nucleo familiare. In definitiva
sebbene il quadro delineato lasci intravedere gli
aspetti più rischiosi di Internet, possiamo affermare
che le nuove tecnologie hanno sempre fatto paura lì dove
la relazione con la macchina rischia di sostituire
l’uomo. Tutto dipende dal modo in cui questi strumenti
vengono utilizzati e per questo è importante il contesto
educativo. Internet è utile
per giocare per inventare, per comunicare per conoscere
ecc., sviluppa la curiosità e la creatività, allarga il
campo d’azione. Il pericolo
insito in Internet non può portare al proibizionismo
(non smettiamo di andare in auto per l’alto numero di
incidenti), né smettiamo di vedere la televisione, ma
evitiamo che TV e computer sostituiscano le interazioni
familiari, l’ascolto, la comunicazione la fiducia e che
diventino dei baby sitter più reali che virtuali. Nello stesso
tempo poiché le famiglie non possono essere caricate di
responsabilità che vanno oltre la misura delle loro
possibilità di difesa pedagogica dei figli, viene
richiesto un intervento delle Istituzioni statali che
creino una normativa, basata sui valori condivisi che
regolamenti la costituzione dei siti Web e vieti,
chiaramente, quelli illegali o nocivi. Internet ha alte
potenzialità circa la naturale capacità di apprendimento
piuttosto che l’acquisizione mnemonica di contenuti ed,
inoltre, stimola alla novità. La famiglia può sviluppare
questa tendenza all’esplorazione che Internet attiva.
Per questo è importante colmare il gap generazionale in
uno spazio di condivisione degli interessi. La
condivisione consente di evitare che i figli si trovino
soli in balia di programmi commerciali o di chissà quali
giochi violenti. Se, infatti, i genitori si
disinteressano all’uso di internet, i ragazzi penseranno
che non c’è bisogno di alcuna cautela. Per concludere
possiamo affermare che i punti di partenza per un sano
utilizzo dello strumento sono: Dott.ssa Francesca Terenzi |
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