Così il catechismo dei figli ci ha cambiati
Quindici anni fa, quando ho iscritto i miei figli al catechismo per prepararsi alla prima Comunione ero ben consapevole che, prima di allora, non avevo dato loro nessuna educazione cristiana.
Mio marito era ateo.
Io che cos’ero? Non lo so. Ero piena di dubbi. Con la sola certezza del dubbio.
Non abbiamo mai ritenuto opportuno accompagnare i figli in Chiesa, dal momento in cui noi due non ci andavamo mai.
Quando avevano otto e nove anni, Fabio e Serena, mi hanno detto che i loro compagni di scuola avrebbero frequentato il catechismo per fare la prima Comunione. Mi chiesero che cosa fosse.
"Significa che si fa la prima Comunione, come vostra cugina Anna, con il vestito bianco come una sposina..." Diedi una spiegazione che – ora capisco – era solo superficie e niente altro.
Una settimana dopo, iscrivo i miei figli al catechismo. Mio marito non si oppone. Concordo con lui che un po’ di educazione cristiana non fa male. Noi non l’abbiamo data perché non la sapevamo dare, ma sicuramente lo saprà fare la Chiesa.
A questo punto mi preoccupa molto il fatto che a catechismo faranno delle domande sulla religione ed i miei bambini non sapranno rispondere. Iscrivo i bambini e dico alla persona che prende le iscrizioni che i miei bambini partiranno da zero.
"Non lo dica a me signora, lo deve dire alle catechiste, io scrivo solo i nomi dei bambini, io prendo solo le iscrizioni."
Vorrei che queste catechiste capiscano e non li interroghino subito. E’ la prima cosa che dico alle catechiste, appena le vedo. Sono due ragazzette. La più giovane non avrà nemmeno vent’anni. Parlo con lei perché l’altra è già impegnata con una mamma che le dice che il bambino andrà spesso al bagno.
"Mi prendo tutta la responsabilità di averli cresciuti senza Dio. Affido a voi la loro formazione cristiana", dico tutto d’un fiato.
La ragazzetta non sa che dire, chiama l’altra catechista. Mi aspetto qualche commento. Invece loro addirittura mi sorridono e mi ringraziano: "Grazie della fiducia, Signora".
I bambini, dopo un’ora, tornano a casa entusiasti. Le catechiste sono simpatiche, hanno spiegato tante cose. Mi raccontano tutto.
Un mese dopo le catechiste mi dicono che i miei bambini sono i migliori: sempre attentissimi, educati, hanno legato con gli altri...
Tutto mi sarei aspettata tranne questo.
Due anni di catechismo passano in fretta. E’ il giorno della Prima Comunione. Ormai sono una donna diversa. I miei dubbi si sono tutti sciolti. Così ci ha cambiato il catechismo.
E’ successo tutto a poco a poco. I miei bambini mi hanno formata settimana dopo settimana, riferendomi le parole delle catechiste. I loro occhi brillavano riferendomi la vita di Gesù. Assieme scorrevamo il catechismo e loro mi spiegavano i disegni: Dio che chiama per nome, Dio che ci ama e ci dà la vita... Abbiamo consumato assieme le pagine leggendo cose belle e vere.
Le catechiste non mi hanno mai detto nulla, mi hanno accettato come ero, mi hanno sempre trattato con il sorriso sulle labbra, lasciandomi libera di camminare e di scoprire Dio.
Incontrando una di loro poco tempo fa ho rivolto loro proprio questa domanda: "Cosa avete pensato di me? Perché non avete cercato di parlarmi, di convertirmi?"
Con lo stesso sorriso di quindici anni fa, quella che era una ragazzetta ed ora è una mamma con due bambini mi ha risposto: "Signora, con due bambini così educati come i suoi, così rispettosi, così generosi verso gli altri, abbiamo subito capito che Dio era già in casa sua, anche se non lo sapevate. Cosa avremmo dovuto fare noi?."
Sono passati, come ho detto, quindici anni. I miei bambini sono diventati grandi, Fabio ha fatto il chierichetto ed ora sono catechisti loro stessi. Preparano alla Cresima i ragazzi più piccoli. In famiglia nessuno perde più una Messa. Mio marito, ogni tanto, fa la Comunione.
Matilde
Vuoi commentare questa storia?
Vuoi inviare la tua storia?
Torna al sommario delle storie