Associazione Nazionale S. Paolo Italia
per Oratori e Circoli parrocchiali - ANSPI
23-24 aprile 2006
Convegno Nazionale
"FAMIGLIE IN ORATORIO: VOCAZIONE A SERVIZIO DEI
PICCOLI E DEGLI ADOLESCENTI"
Lunedì 24 aprile si è concluso a Viterbo il Convegno Nazionale organizzato
dall’ANSPI su “Oratorio: palestra di vita – famiglie in campo. Testimoni di
Gesù Risorto”, in vista del grande evento ecclesiale nazionale di Verona. Un
appuntamento che ha coinvolto numerose famiglie impegnate nei vari Oratori e
Circoli affiliati all'ANSPI nelle Diocesi di tutta Italia. A fare gli onori
di casa nella splendida cornice dell’antico convento domenicano è stato il
Sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli. Moderatore del Convegno è stato
Angelo Montonati, giornalista di Famiglia Cristiana.
L’invito dell’ANSPI è stato quello di chiamare a raccolta le famiglie
cristiane a entrare in Oratorio che spalanca loro le porte, chiedendo
l’aiuto della loro presenza e offrendo la possibilità di accompagnare nella
crescita i loro figli e gli altri fanciulli/e e ragazzi. Il binomio
“oratorio e famiglia”, indicato su ben 360 mila siti internet, risulta
efficace o quanto meno necessario per annunciare Gesù Cristo, speranza del
mondo, nello stile della tenerezza, dell’accoglienza, dell’amorevolezza
verso i più piccoli, verso gli adolescenti, verso i giovani, come voleva Don
Bosco. Un’accoglienza senza preclusioni che diventa via via una difesa dei
piccoli «intelligente, coraggiosa, tenace verso ogni forma di male che
ricade su di loro» ha osservato al Convegno don Cesare Bissoli, Professore
all’Università Pontificia Salesiana, prendendo come testo-icona il “Vangelo
dei bambini” (Mc10,13-16; Mc9,33-37)
«in cui il minore assume un ruolo significativo nella rivelazione divina» .
«Proprio questa difesa così forte dei piccoli – ha aggiunto – , come esige
la condanna degli scandali, motiva l’alleanza oratorio e famiglia ad
assumere un atteggiamento pastorale comune tale da mantenere la “vigilanza
attenta” verso quanto non soltanto tiene distaccato il ragazzo dalla
conoscenza e fede in Gesù, ma anche dai pericoli che lo circondano, nel
corpo e nell’anima».
Gli oratori «non si possono ridurre a luoghi di divertimento, né a supplenza
per centri sociali che non ci sono, o anche soltanto come punto di ritrovo
del quartiere… La famiglia diventa allora protagonista di vigilanza attiva e
costruttiva anzitutto nella propria casa e anche dando un rilevante
contributo in oratorio» sulla scia dello slogan : “rendere familiare
l’oratorio e rendere oratoriana la famiglia”. Per familiarizzare l’oratorio
è necessario dargli il volto della famiglia e, viceversa, per rendere
oratoriana la famiglia occorre invitare, accogliere, dunque contattare
direttamente la famiglia dei ragazzi, coinvolgerla nella cura dell’oratorio.
«Se l’educazione è cosa di cuore, come diceva don Bosco, chi lo può
dimostrare meglio che dei genitori e degli animatori/trici che assumono un
ruolo di paternità e maternità?».
«Questa vostra presenza diventi sempre più fermento nelle comunità
parrocchiali, nelle vostre realtà diocesane e il vostro sia un servizio
fecondo, in parallelo alla generosità che voi mettete in questo compito
educativo». E’ stato questo l’augurio che mons. Lorenzo Chiarinelli, Vescovo
di Viterbo, ha rivolto alla famiglie partecipanti al Convegno. «Oggi la
famiglia è una realtà nodale, è un crocevia e su di essa si scaricano tante
realtà, positive e negative; alla famiglia si fa carico di tutto ciò che non
funziona nell’educazione dei figli e si corre il rischio di chiedere
l’impossibile. Noi dalla famiglia esigiamo sempre, ma alla famiglia chi dà?
E qual è la preparazione? Qual è l’accompagnamento?»
«Negli ultimi mesi le tragedie più grandi del nostro Paese sono avvenute
all’interno delle realtà familiari. Questo allora porta ad interrogarci. Il
Papa Benedetto XVI ha detto nella sua Enciclica “Deus caritas est” che se
noi vogliamo aiutare le persone dobbiamo avere un’alta qualificazione
professionale. Ma ha anche aggiunto che la professionalità da sola non
basta, perché gli uomini sono persone e hanno bisogno di umanità. Occorre,
allora, “l’attenzione del cuore”», come osservava nei suoi scritti S. Edith
Stein, patrona d’Europa, che poneva in evidenza la “cultura del rispetto” e
la “cultura dell’umiltà”.
L’impegno prioritario per l’Associazione e per quanti sono impegnati nella
passione educativa è la cura della relazione con l’altro. «Mettiamoci tutti
ad educare alla relazione – ha osservato il Vescovo – e la relazione è la
persona. Una relazione che chiede rispetto, una relazione che chiede
un’attenzione, che chiede umiltà. Solo se facciamo questi canali allora ciò
che portiamo nella mente e nel cuore passerà e il tessuto sociale ne sarà
fermentato e certamente la realtà della famiglia ne sarà arricchita. E forse
a tragedie immani noi riusciremo ad offrire un traguardo di speranza, di
crescita e di umanità, che è anche il grande segno dell’amore di Dio».
L’ANSPI è una delle 44 Associazioni aderenti al Forum delle Associazioni
Familiari, che intende dar voce alla famiglia. «Se noi, Associazioni,
oratori e famiglie, restiamo fedeli alla nostra vocazione, offriremo ragioni
di speranza a tutta la società italiana» ha affermato l’Avv. Ciro Intino,
Vice Presidente del Forum, intervenuto al Convegno affrontando il tema
“L’entrata in campo delle famiglie rende più evidente la funzione sociale
dell’Oratorio”. «Essere fedeli alla vocazione di sposi e di genitori
significa essere fedeli a un impegno di costruzione sociale che con il
matrimonio ci si assume». «Le famiglie oggi sono in difficoltà, sono
attaccate nella loro identità – ha aggiunto – ma è anche vero che reagiscono
e sono ragione di speranza nella società odierna. La famiglia genera, oltre
che un figlio, un benessere sociale, un benessere per gli altri, per la
comunità».
Al Convegno non sono mancate le testimonianze offerte da alcune famiglie,
come quella di Alberto e Mariacristina Salmaro con 2 bimbi, di Padova, che
ha descritto la sua esperienza nell’essere attiva in ambito comunitario
accanto ad altre coppie. «Non è necessario che i coniugi siano sempre
presenti entrambi, ma è necessario che chi partecipa maggiormente alla vita
comunitaria sia sostenuto dall’altro» ha spiegato Mariacristina.
Una testimonianza a più voci, invece, è stata quella di un gruppo di
famiglie di Sant’Eremo in Colle (Bari), impegnate attivamente nel servire i
piccoli in Oratorio. Il loro cammino è cominciato fin da giovani, nel
periodo del fidanzamento, e le scelte di vita successive sono state fatte
legandole a partire dal servizio in oratorio. «Il nostro motto è: “non
comunità di famiglie ma famiglie in comunità”» ha detto Rosaria Di Gregorio,
madre di due bimbi, evidenziando come «i tempi pastorali non sono modellati
su quelli familiari, che la comunità ha una sua identità precisa che dialoga
con le famiglie ma non ne è determinata, che è la famiglia nella sua
interezza che ha impegni pastorali, che la comunità sostiene l’impegno delle
famiglie».
«L’Oratorio è da sempre luogo di rapporti tra persone di generazioni
diverse» ha osservato don Massimiliano Sabbadini, del Presidente del Forum
degli Oratori Italiani, intervenuto nella seconda giornata del Convegno. «Si
avverte chiaramente – ha aggiunto – l’esigenza che Oratorio e genitori
camminino insieme. Ci sono genitori che si impegnano nella comunità
cristiana per assolvere in Oratorio il compito educativo per i loro figli e
quelli degli altri. Da una parte gli animatori sperano di poter contare
sulle famiglie, dall’altra i genitori sentono che all’oratorio c’è qualcosa
di buono, di sano per loro. L’Oratorio è un mistero che ha a che fare con la
paternità e la maternità di Dio. C’è, infatti, una genitorialità
dell’oratorio, ossia, una maternità e paternità che è un interpretare una
genitorialità attraverso i suoi educatori. Non è più utopia rendere
oratoriana la famiglia».
«L’oratorio è uno spazio importantissimo perché è là dove si costituisce la
chiesa del domani» ha suggerito Sr Lorenzina Colosi, Direttrice dell’Ufficio
Catechistico Diocesano di Roma. «L’Oratorio è uno spazio di pastorale, è una
base di maturazione affettiva e umana; i genitori possono sentire questo
spazio pastorale come spazio di maternità e paternità della Chiesa. La
famiglia non è un problema, la famiglia è una speranza: non basta più quindi
un po’ di catechismo per far maturare la personalità cristiana dei ragazzi,
ma è necessario fare esperienza di ciò che si è appreso al catechismo,
tenendo sempre presente che l’oratorio accoglie i ragazzi come sono per poi
trasformarli come Dio vuole, secondo il suo progetto. L’oratorio diventa
così per i piccoli il luogo dove ci si sente sempre amati e seguiti, il
luogo dove gli adulti donano e ricevono e dove invece oggi i giovani
ricevono e domani doneranno».
«Da questo convegno partiamo convinti che oggi più che mai c’è bisogno di
relazioni, di rapporti, di trovarsi insieme, in comunità per condividere
gioie e dolori, per crescere insieme», ha concluso mons. Antenore Vezzosi,
Presidente Nazionale ANSPI. «La nostra Associazione intende ritrovare
quest’anima, questo sguardo pasquale, amorevole verso i più piccoli e i
giovani, curando la pastorale feriale e festiva per rispondere alle istanze
della chiesa. Ora, nelle attuali circostanze, pur varie da regione a
regione, l’ANSPI chiama a raccolta le famiglie cristiane, i genitori, ad
entrare in Oratorio: spalanca loro le porte, li responsabilizza, chiede
l’aiuto della loro presenza, offrendo la possibilità di accompagnare nella
crescita i loro figli e gli altri ragazzi, fanciulli e fanciulle. Questo
impegno manifesta chiaramente quello che potremmo chiamare il “ministero dei
genitori”».
Elisabetta Angelucci - Ufficio Stampa
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